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Berlusconi: processo Mediaset? Confido in sentenza di assoluzione

La Cassazione ha respinto l'istanza di legittima suspicione, e così riprendono a Milano i processi Ruby e Mediaset. La sentenza Mediaset potrebbe arrivare forse anche in settimana, e Silvio Berlusconi spiega di confidare "in una piena assoluzione".

La sesta sezione penale della corte di Cassazione ha deciso ieri, 6 maggio, che non esiste "legittima suspicione" per quanto riguarda i processi Ruby e Mediaset, come da istanza invece avanzata dai legali di Silvio Berlusconi a marzo, che chiedevano il trasferimento dei due procedimenti da Milano a Brescia. Riprenderanno quindi secondo calendario, presso il Tribunale di Milano, i processi a carico di Berlusconi. La prossima udienza del processo Mediaset, quello sui diritti tv, è fissata per domani 8 maggio, con le arringhe delle difese. Già sabato 11 maggio, però, potrebbe arrivare la sentenza d'appello, dove Berlusconi è accusato di frode fiscale e rischia non solo 4 anni di carcere ma anche 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Il difensore dell'ex premier, Piero Longo, annuncia però che è intenzionato a chiedere la sospensione del processo in attesa che si pronunci la Corte costituzionale su una richiesta di legittimo impedimento che era stata respinta dal tribunale. Il prossimo 13 maggio, inoltre, è fissata l'udienza dal processo Ruby, che vede Berlusconi accusato di concussione e prostituzione minorile, e in tale date dovrebbe riprendere la requisitoria della pubblica accusa, che ancora non ha formulato la richiesta di condanna.

Nel corso di una intervista dello Speciale Tg5 che andrà in onda oggi in seconda serata su Canale 5, Silvio Berlusconi, parlando del processo Mediaset, dice di confidare "in una sentenza di piena assoluzione" sempre che, aggiunge, non "si voglia ancora una volta eliminarmi attraverso la via giudiziaria". "Un tentativo che sta avvenendo da oltre 20 anni" prosegue quindi Berlusconi, che riassume ciò che gli viene contestato nel processo Mediaset: "Secondo la sentenza di primo grado avrei evaso il fisco per 3 milioni. In quello stesso periodo il mio gruppo ha versato allo Stato 567 milioni. Che senso aveva una evasione di quella portata? La vicenda non mi riguardava e non mi riguarda perché non ho avuto alcuna parte nelle vicende di cui tratta il processo. Non mi sono mai occupato dei bilanci delle società del mio gruppo nè mai mi sono occupato di questioni inerenti il fisco in relazione a Mediaset. - e ricorda - All'epoca dei fatti del processo 2002-2003 ero presidente del Consiglio, impegnato sul fronte interno e internazionale. Ricordo che la Cassazione, con due sentenze, confermò la mia estraneità, in quel tempo, ai fatti riguardanti la televisione. Il Tribunale non ne ha tenuto conto".

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