le notizie che fanno testo, dal 2010

Berlusconi: nessuno ci dividerà da Lega. Bossi: nulla di scontato

Silvio Berlusconi al Senato assicura una riforma fiscale che "darà vita a un sistema più equo e più benevolo", spiega che la caduta del governo sarebbe una "sciagura" e rimarca "l'alleanza leale e solida" con la Lega. Ma Bossi smonta con una frase un discorso di 45 minuti.

"Sono certo che il Governo uscirà rafforzato da questo passaggio parlamentare" afferma immediatamente il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenuto al Senato per quella verifica chiesta da Giorgio Napolitano dopo l'uscita di Fli dal governo e l'entrata dei Responsabili, e la successiva nomina dei dei nuovi sottosegretari. E se da una parte Berlusconi puntualizza che l'invito del Capo dello stato a "riflettere in Parlamento in merito ai mutamenti intervenuti nella compagine governativa" è "opportuno" e accolto con favore, dall'altra sottolinea come "ad essere chiamati trasformisti" non siano quei parlamentari "usciti dalla maggioranza e che erano stati eletti nel Popolo della Libertà" e che "oggi fanno dell'antiberlusconismo la propria bandiera politica" ma "al contrario quelli che con senso di responsabilità hanno deciso di sostenere il Governo scelto dagli elettori". Silvio Berlusconi sottolinea poi che "è nell'interesse degli italiani che il Governo completi la legislatura", perché ciò servirà ad evitare "di finire certamente come altri Paesi europei che si stanno dissanguando per sopravvivere". "Sarebbe folle rimettere tutto in discussione - continua il Presidente del Consiglio - Le Agenzie di rating ci tengono sotto osservazione e le locuste della speculazione aspettano solo l'occasione giusta per colpire le prossime prede che mostrino segni di debolezza". Berlusconi spiega infatti che "se il Governo cadesse, immediatamente vedremmo alzare i costi di finanziamento del nostro debito pubblico" e che quindi bisognerà "tagliare risorse alla sanità, alla scuola, alla cultura per pagare i maggiori interessi su BOT e CCT". "Sarebbe una sciagura - continua il premier - non per Silvio Berlusconi, non per il Governo, non per la maggioranza; sarebbe una sciagura per l'Italia". Silvio Berlusconi, in un discorso durato circa 45 minuti, chiarisce poi che "non esiste alcuna alternativa a questo Governo e a questa maggioranza" perché "le tre o quattro opposizioni esistenti in Aula e nel Paese sono profondamente divise tra loro e non sono in grado di esprimere un leader o un programma", e con questo auspica quindi "non solo il sostegno, ma addirittura l'ingresso nella maggioranza dei settori più moderati dell'opposizione e di tutti coloro che si riconoscono nel Partito popolare europeo". Una apertura che non deve essere intepretata, precisa Berlusconi, come un "segno di debolezza" ma di "responsabilità", anche per continuare a fronteggiare una crisi mondiale, che però, assicura il capo del governo, finora è stata fronteggiata "con autorevolezza ed efficacia", nonostante i "sei gravi handicap strutturali che non siamo ancora riusciti ad eliminare: un debito pubblico che supera di quasi il 20 per cento il prodotto interno annuale e rappresenta il quarto debito pubblico mondiale, senza essere noi la quarta economia del mondo; la quasi totale dipendenza dall'estero in campo energetico che fa costare l'energia alle nostre famiglie, alle nostre imprese il 40 per cento in più di quello che costa ai francesi; un pesante deficit infrastrutturale che ostacola la circolazione di merci e di persone con un costo della nostra logistica del 30 per cento in più rispetto a Paesi come la Germania e come la Francia; un'amministrazione della giustizia civile che ha tempi biblici, fino all'esasperazione; una pubblica amministrazione pletorica ed oppressiva nei confronti delle imprese e dei contribuenti, un tasso di evasione fiscale senza eguali in Occidente. "Oggi, dunque - continua il premier - il nostro dovere è quello di portare a termine le riforme di tipo strutturale necessarie ad agganciare la crescita", sottolineando come in seno al governo non c'è nessuna spaccatura al riguardo, e assicura che entro l'estate sarà presentata la riforma fiscale, anticipando che le aliquote saranno ridotte a tre e saranno più basse, che vi sarà una "riduzione a cinque del numero delle imposte" e spiegando che ci sarà "un sistema di detrazioni e deduzioni più snello e trasparente". "La riforma fiscale non produrrà buchi di bilancio - promettendo - darà vita a un sistema più equo e più benevolo verso chi è in condizioni disagiate". Il premier tocca anche la missione della NATO in Libia, condividendo le preoccupazioni (soprattutto delle Lega) di chi teme che diventi una operazione troppo prolungata e dispendiosa, ma rimandando ogni decisione a non prima di settembre e in seguito alla convocazione del Consiglio supremo di difesa. Silvio Berlusconi infine rivela che non ha nessuna intenzione di "rimanere per sempre a palazzo Chigi o il leader a vita del centrodestra" spiegando però che vuole "fortissimamente lasciare all'Italia, come mia eredità politica, un grande partito ispirato al Partito Popolare Europeo". La chiusura del suo lungo discorso Berlusconi la dedica nel ribadire i suoi "sentimenti di amicizia e di stima nei confronti di Umberto Bossi e di tutti gli amici della Lega". "Hanno provato in tutti i modi a dividerci - conclude il premier - ma non ci sono riusciti e non ci riusciranno mai (...) Ho ascoltato con attenzione le parole del ministro Bossi a Pontida, davanti al suo popolo. Con la Lega c'è un'alleanza leale e solida". Ma se le parole di Silvio Berlusconi appaiono rassicuranti, tanto da non lasciare dubbi sull'esito positivo del passaggio alla Camera di mercoledì 22 giugno, a smontare con un frase un intero discorso di quasi un'ora ci pensa proprio il suo "amico" Umberto Bossi, che interpellato dai giornalisti afferma invece che "sulla verifica non c'è nulla di scontato".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: