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Berlusconi e PdL tolgono fiducia a Fini. A rischio il governo

L'ufficio di Presidenza vota per l'esplusione di Granata, Bocchino e Briguglio e il premier Silvio Berlusconi non risparmia nemmeno Gianfranco Fini, affermando che "viene meno allo stato anche la fiducia del Popolo della Libertà nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera". A rischio i numeri del governo.

Dopo una riunione durata circa un'ora l'ufficio di Presidenza vota per l'esplusione di Granata, Bocchino e Briguglio e il premier Silvio Berlusconi non risparmia nemmeno Gianfranco Fini, affermando durante la conferenza stampa che "viene meno allo stato anche la fiducia del Popolo della Libertà nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni".
A chi gli chiede se il cofondatore del PdL debba lasciare il suo incarico, Berlusconi risponde che dovranno essere "i membri del Parlamento a dover assumere un'iniziativa al riguardo".
Nei fatti questo comporterà, per lo meno, una scissione del PdL, ma il Presidente del Consiglio non sembra preoccuparsene affermando che "la maggioranza non è a rischio e i nostri elettori non tollerano più che nei confronti del governo ci sia un atteggiamento di opposizione permanente - aggiungendo - Non sono più disposto ad accettare il dissenso, un vero partito nel partito".
Nel testo approvato dall'Ufficio di Presidenza del PdL (con 33 favorevoli e 3 contrari) si legge che "ciò che non era prevedibile è il ruolo politico assunto dall'attuale Presidente della Camera. Soprattutto dopo il voto delle regionali che ha rafforzato il governo e il ruolo del PdL, l'On. Gianfranco Fini ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio - e continua - Le posizioni dell'On. Fini si sono manifestate sempre di più, non come un legittimo dissenso, bensì come uno stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del programma di governo sottoscritto con gli elettori e votato dalle Camere, come una critica demolitoria alle decisioni prese dal partito, peraltro note e condivise da tutti, e infine come un attacco sistematico diretto al ruolo e alla figura del Presidente del Consiglio... Le cronache giornalistiche degli ultimi mesi testimoniano d'altronde meglio di ogni esempio la distanza crescente tra le posizioni del PdL, quelle dell'On. Fini e dei suoi sostenitori... Tutto ciò è tanto più grave considerando il ruolo istituzionale ricoperto dall'On. Fini".
Dopo tale decisione 34 deputati finiani hanno consegnato al presidente del loro gruppo parlamentare alla Camera una lettera di dimissioni. Ancora nessuna decisione definitiva è stata presa, ma "a seconda di quello che accadrà" oggi, i 34 formeranno un nuovo gruppo a Montecitorio. E la stessa cosa avverà poi al Senato. E già c'è chi sta facendo le dovute somme e sottrazioni per capire qual'è il numero che potrebbe portare il governo a non avere più la fiducia.

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