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Berlusconi da Pannella: pronto a diventare "leader referendario"?

Silvio Berlusconi si reca da Marco Pannella e dopo firma tutti e dodici i referendum promossi da Radicali e non solo "quelli sulla riforma della giustizia". Il Cavaliere, infatti, starebbe vagliando se diventare o meno "leader referendario" dopo il voto del 9 settembre alla Giunta per le elezioni del Senato che dovrà decidere sulla sua ineleggibilità.

Silvio Berlusconi, che attende il voto in Giunta per le elezioni sulla sua ineleggibilità dopo la sentenza in Cassazione del processo Mediaset, incontra il leader dei Radicali Marco Pannella. Come racconta Marco Valerio Lo Prete su Il Foglio, Berlusconi si è recato ieri nella casa romana di Marco Pannella assieme a Gianni Letta e Angelino Alfano per discutere se diventare o meno "leader referendario" sgravando "il governo di coalizione dal confronto su temi spinosi" e blindandolo "allo stesso tempo la durata fino al voto sui quesiti dei Radicali (primavera 2014), rilanciando se stesso come outsider che sfida partiti e magistratura". Per il momento, Berlusconi non sembra aver ancora deciso se questa è la strategia migliore da seguire dopo il voto del 9 settembre, ma a quanto pare a Pannella il Cavaliere avrebbe già promesso che "entro il 30 settembre le firme 'garantiste e liberali' saranno più di 500mila". Nel frattempo, Marco Pannella ha convinto il leader del Pdl ha votare tutti e dodici i referendum promossi da Radicali e non solo "quelli sulla riforma della giustizia". Questa mattina, infatti, nel banchetto a largo di Torre Argentina a Roma, Silvio Berlusconi ha firmato "non solo i sei referendum sulla Giustizia, che sono sacrosanti, - spiega il Cavaliere - ma anche tutti gli altri su cui non sono d'accordo, perché credo sia giusto che agli italiani sia dato il diritto di esprimere il loro voto, con un sì o con un no, sui problemi che gli vengono sottoposti". "Ma non c'è niente sui referendum sulla giustizia che possa riguardare la mia posizione" chiarisce Berlusconi, e questo perché, ribadisce: "Non c'é nulla da fare se c'é un pregiudizio politico nei giudici. Sono in questa situazione per colpa di una parte della magistratura, Magistratura Democratica. Ho 41 processi alle spalle nei quali non sono riusciti ad arrivare ad alcuna condanna, così hanno deciso di avvalersi di un'altra strategia, sono diventati i padroni di tutti i collegi che mi hanno giudicato".

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