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Berlusconi: commissione d'inchiesta su i pm di Milano. Per estirparli?

Silvio Berlusconi, durante il caso Mills, propone di istituire una commissione d'inchiesta per verificare l'operato di una parte della magistratura, cioè sui pm di Milano che indagano sul premier. E il Pdl ha già presentato una proposta alla Camera.

Silvio Berlusconi, durante una pausa tecnica durante il procedimento sul caso Mills, auspica la costituzione di una commissione parlamentare di inchiesta per verificare l'operato di quei magistrati che per il premier rappresentano un "cancro da estirpare", cioè i pm di Milano che seguono le sue vicende giudiziarie. Una commissione d'inchiesta per "verificare se ci sia un'associazione con fine a delinquere", afferma il Presidente del Consiglio da quello stesso Palazzo di Giustizia dove ieri, Giorno della Memoria, venivano affisse 3 gigantografie di Emilio Alessandrini, Guido Galli e Giorgio Ambrosoli, uccisi per il loro impegno nella lotta alle Brigate rosse e alle altre organizzazioni terroristiche. Anche Antonio Leone, Pdl e vicepresidente della Camera dei deputati, sostiene l'idea, affermando che "da almeno venti anni procure ben individuate stanno portando avanti un'oscura lotta contro il potere politico, tale da configurare pericolose svolte antidemocratiche". La solita provocazione del premier, potrebbe pensare qualcuno. E invece no. Il 4 febbraio 2010, infatti, il Pdl ha già presentato alla Camera una proposta, prima firmataria Iole Santelli, per istituire una commissione di inchiesta sull'uso politico della Giustizia, attraverso un testo che riprende una proposta già presentata nella legislatura 2001-2006. Repubblica.it (http://is.gd/CiciGB) descrive in breve i punti salienti della proposta, che nascerebbe per verificare la "politicizzazione di parte della magistratura e della caratterizzazione di una corrente della stessa come un autentico soggetto politico che si propone di modificare il sistema politico e di trasformare radicalmente il sistema economico". Insomma, il premier e una parte dei suoi sembrano davvero convinti del fatto che vi sia una parte della magistratura, che corrisponderebbe a quella che porta avanti i procedimenti giudiziari contro Berlusconi, pronta ad agire per "modificare il sistema politico e economico" dell'Italia. Interessante notare che tale commissione d'inchiesta, che ricordiamo "procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni della Autorità giudiziaria (art. 82 della Costituzione)", avrà "il potere di: 'acquisire copia di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso' e 'documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari anche se coperti dal segreto', può 'ordinare, quando occorra, il sequestro di atti e accertamenti tecnici' e 'esaminare le persone che possano fornire notizie utili ai fini dell'inchiesta' ", come riporta repubblica.it Qualcuno però sembra già domandarsi se tale commissione d'inchiesta non rischia di incappare in qualche tipo di conflitto d'interessi. Se infatti la commissione richiederà, per esempio, di "acquisire copia di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso" in merito a procedimenti legati a Silvio Berlusconi, non vi potrebbe essere il rischio di una "fuga di notizie" in merito a tali "atti e documenti"? Qualcuno potrebbe ipotizzare che il premier Berlusconi potrebbe rischiare di venire a conoscenza di fatti che l'imputato Berlusconi e i suoi legali-deputati/senatori non dovrebbero sapere, se non durante lo svolgimento del procedimento giudiziario. Se è vero che "negare una commissione parlamentare d'inchiesta sull'operato di alcuni pubblici ministeri, significa riconoscere alla magistratura un'immunità e un'impunità che la categoria si è già ampiamente attribuita", come afferma Antonio Leone, forse si potrebbe anche pensare di istituirla solo quando in Parlamento non ci saranno politici direttamente o indirettamente coinvolti.

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