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Berlusconi come MoVimento 5 Stelle: Convenzione inutile, modifiche in Parlamento

Silvio berlusconi boccia la Convenzione per le riforme della Costituzione, ricordando la centralità del Parlamento, così come già fatto dal MoVimento 5 Stelle. Berlusconi annuncia di aver già depositato un disegno di legge suelle riforme costituzionali da fare, da cui si può partire per una discussione.

"E' necessario ora ed era necessario anche prima cambiare la Costituzione perché l'Italia non è un Paese veramente governabile. Le riforme sono urgenti, e si deve perciò dare al presidente del Consiglio gli stessi poteri che hanno i suoi colleghi delle democrazie occidentali, primo fra tutti quello di cambiare e nominare i ministri. Secondo punto, bisogna dare la possibilità di usare la decretazione d'urgenza, terzo di poter mandare un disegno di legge in Parlamento dove deve essere una sola Camera che lo deve approvare, entro un tempo dato, tipo 90-120 giorni, e la Camera deve avere un numero di parlamentari magari dimezzato rispetto a quello attuale. La Corte Costituzionale, poi, deve avere i membri eletti in maniera diversa, e poi di immettere un diritto che i cittadini non hanno e cioè di eleggere direttamente il Presidente della Repubblica" ribasisce Silvio Berlusconi intervenendo a Mattino Cinque. Su una cosa, però, Silvio Berlusconi ha cambiato idea, e cioè sulla necessità di formare una Convenzione per le riforme costituzionali. Berlusconi spiega che "la Convenzione delle riforme è nata con una proposta di Pier Luigi Bersani quando stava cercando di fare un governo, e riguardava due cerchi concentrici, uno affidato al centrosinistra e uno affidato al centrodestra. Da qui, il fatto che una presidenza sarebbe dovuta andare ad un uomo del centrodestra. La Convenzione è stata poi confermata dal rapporto dei cosiddetti 10 saggi, ed infine l'attuale presidente del Consiglio Enrico Letta l'ha esposta nel suo discorso in Parlamento prima del voto di fiducia".

Berlusconi sottolinea come in questi giorni abbia quindi "assistito al dibattito nato all'interno della sinistra su chi dovesse essere o meno il presidente", aggiungendo: "Tutto secondo me tempo perso. E questo anche perché una Convenzione, che non è prevista dalla nostra Costituzione, richiederebbe dei tempi di approvazione che non farebbero altro che allungare il percorso per il cambiamento". Silvio Berlusconi boccia quindi l'idea della Convenzione, precisando che "il cambiamento debba essere portato avanti, come dice la Costituzione all'articolo 138, dal Parlamento stesso, affinché arrivi nel tempo più breve possibile, con l'auspicio che le riforme siano votate da almeno due terzi del Parlamento per evitare il referendum popolare" che può essere chiesto se le modifiche alla Costituzione vengono approvate solo dalla maggioranza dei voti validi. A non volere quindi la nascita di una Convenzione per le riforme costituzionali, quindi, sono attualmente due grandi partiti in Parlamento. Oltre al PDL di Berlusconi, il MoVimento 5 Stelle aveva già espresso l'inutilità della Convenzione, ricordando proprio che esiste il Parlamento per legiferare sulle modifiche alla Costituzione. Infine, Silvio Berlusconi a Mattino Cinque chiarisce: "Sulla mia candidatura a presidente della Convenzione scherzavo, anche se è vero che io sono stato il primo nel 1994 ad evidenziare la necessità di questi cambiamenti, sono stato per 9 anni a Palazzo Chigi quindi so direttamente come il Paese sia difficile da governare da parte del governo e soprattutto da parte del presidente del Consiglio, ed ho le idee chiare anche perché le abbiamo espresse in un disegno di legge che abbiamo già depositato in Parlamento, e che potrebbe essere tranquillamente il ddl da cui partire per una discussione in Parlamento".

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