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Berlusconi attacca la scuola pubblica e gli "insegnamenti di sinistra"

A fine febbraio Silvio Berlusconi aveva precisato che non voleva attaccare la scuola pubblica ma forse dimenticandosene ritorna a puntare il dito verso "quegli insegnamenti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia".

Solo a fine febbraio il premier Silvio Berlusconi aveva affermato che "poter educare i figli liberamente vuol dire non essere costretto di mandarli ad una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli". Una frase che aveva scatenato un coro di reazioni da parte delle opposizioni, tanto che Berlusconi poco dopo aveva precisato che con quelle parole indendeva solo "ricordare e denunciare l'influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all'educazione dei figli". Una precisazione, se di precisazione si è trattato, che però forse è stata dimenticata dal premier visto che sabato 16 aprile torna ad attaccare, insieme alla magistratura, anche e di nuovo la scuola di Stato, ribadendo che i genitori oggi possono scegliere liberamente "quale educazione dare ai loro figli e sottrarli a quegli insegnamenti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia". Rispetto a febbraio, quindi, il Presidente del Consiglio non lascia spazio a frantendimenti, sottolineando senza ombra di dubbio che il suo pensiero è riferito "a quegli insegnamenti di sinistra" che, non si sa per quale motivo, dovrebbero "inculcare ideologie e valori diversi da quelli della famiglia", forse nell'idea che un insegnate di sinistra possa arrivare a "mangiare i bambini", come leggenda voleva facessero i tanto temuti comunisti. Parole che naturalmente hanno suscitato diverse dichiarazioni, da quella di Pier Luigi Bersani che ironicamente invita il premier ad andare "direttamente nelle scuole a inculcare i valori della famiglia, visto che se ne intende" a quella di Massimo Donadi,capogruppo IdV alla Camera, che ricorda come "l'istruzione pubblica è un valore costituzionale da difendere e ampliare" invitando Berlusconi a chiedere scusa "a tutti gli insegnanti, che, pur in condizioni difficili, continuano a svolgere egregiamente il loro ruolo".
Ma forse la spiegazione ai continui attacchi che il premier rivolge alla scuola pubblica l'aveva già data Nichi Vendola lo scorso febbraio quando aveva spiegato che Berlusconi "sente inimicizia verso la scuola pubblica, perché è stata la crisi della scuola pubblica, nel quindicennio delle sue televisioni, a creare un'egemonia culturale che serve a questa classe dirigente ad avere una generazione narcotizzata dal trash e dalla pornografia".

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