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Berlusconi al "genio del male" Travaglio: io suo core business

Silvio Berlusconi da Michele Santoro ha dimostrato, che almeno in televisione, non lo batte nessuno. E come pena del contrappasso, legge una lettera a Marco Travaglio, esordendo: "Io sono il suo core business". Il siparietto finisce in polemica, e il Cavaliere chiude: "Non sapete nemmeno scherzare".

Più che entrare nella tana del lupo, Silvio Berlusconi, ieri sera da Santoro a Servizio Pubblico, sembrava essere a casa della nonnina, prima dell'arrivo del predatore ovviamente. Sorridente, pacato, simpatico e pronto alla battuta, ha scherzato con il pubblico e non ha ceduto alle "provocazioni" dei due giornalisti, Michele Santoro e Marco Travaglio, che più che "affondare" dopo una attesa durata 18 anni gli hanno fornito diversi assist, fino a cedere a Berlusconi persino la scrivania del presentatore. Lì Berlusconi, che piaccia o meno, ha fatto capire che almeno in televisione non lo batte nessuno, ad ha sfoderato l'asso nella manica. Una lettera per Marco Travaglio, scritta da chi cura il mattinale di Berlusconi e presentata con lo stile del giornalista de Il Fatto Quotidiano. Che un tempo era un dipendente de "Il Giornale", ricorda prima di tutto Silvio Berlusconi, ed esordisce con una frase che divverrà certamente storica: "Signor Travaglio, la sua carriera, anzi la sua intera vita professionale, e lei lo sa bene, è legata indissolubilmente a me, potrei dire che io sono il suo core business". Una battuta che ha fatto esplodere il pubblico, che tra le risate non ha potuto evitare l'applauso all'acerrimo nemico.

Berlusconi ricorda che Travaglio si è poi laureato n Lettere e Fisosofia all'età di 32 anni e che, prosegue, "mi dicono grazie alla raccomandazione dello scrittore Giovanni Arpino trovò un posto stabile da un editore, che per casi diversi dal suo lei definirebbe compiacente, perché quell'editore ero io". Berlusconi ricorda infatti che Marco Travaglio "è stato a Il Giornale dove ha lavorato dal 1987 al 1994, come viceresponsabile dell'ufficio di corrispondenza di Torino e poi ha scelto di seguire Indro Montanelli, che ha fatto litigare con me".

Qui infatti lo scoop di Berlusconi, che rivela la sua versione su quanto successo tra lui, proprietario de Il Giornale, e Indro Montanelli. Il Cavaliere infatti racconta: "Cosa succede. Fede dice un qualcosa che non ricordo di preciso. Io passo da via Negri dove c'è Il Giornale, e avendo sentito da un amico de Il Giornale che questa cosa di Fede era stata in qualche modo pensata come se provenisse da me, sono salito e c'era una riunione di redazione e ho detto: Vi chiedo scusa per quello che ha detto Fede, è una sua iniziativa, una sua uscita, io non c'entro assolutamente niente.' Ho saputo da altri, non so se via vero, che lui (Travaglio, ndr) ha raccontato questa mia uscita a Montanelli in maniera totalmente diversa e Montanelli da quel momento è diventato uno che mi guardava con grande diffidenza".

Marco Travaglio, in trasmissione, non replica né smentisce, anche se è nota da tempo la "versione" del giornalista. In un suo passato intervento proprio su Indro Montanelli (del 2009 quando era solito apparire in video sul blog di Beppe Grillo), Travaglio spiegava: "(...) Berlusconi fece un discorso molto chiaro, nelle riunioni che teneva il sabato a Arcore, con tutti i direttori dei giornali e dei telegiornali delle sue reti, Montanelli non ci andava, ci andava il condirettore Federico Orlando e Berlusconi aveva detto chiaramente 'dovremo diventare un'orchestra che suona uno spartito unico: il mio' e l'unico che disse esplicitamente di no fu Montanelli (Federico Orlando, ovviamente). Trovate tutto in un libro che si intitola 'Il Sabato andavamo a Arcore', pubblicato da Federico Orlando per l'editore Larus, oppure nel libro 'Montanelli e il Cavaliere' - e prosegue - Montanelli i nervi non se li lascia saltare e continua a non dimettersi: aspetta che qualcuno lo faccia fuori (...) Montanelli non si muoveva, finché a un certo punto Emilio Fede, il servo più servile, più zelante, il giorno dell'Epifania, il 6 gennaio del '94, quando mancano ormai tre settimane alla discesa in campo di Berlusconi, si presenta al Tg4 e chiede le dimissioni di Montanelli".

E a questo che probabilmente Berlusconi si riferisce a Servizio Pubblico, anche se forse è uno dei pochi a non ricordarsi cosa disse Emilio Fede nel corso del Tg4 dell'epoca.

Sempre nell'intervento del 2009 Travaglio specifica che quindi "(Berlusconi, ndr) Va alla redazione de Il Giornale, io quel giorno non c'ero, ero a Torino e un collega mi fece sentire al telefono gran parte dell'intervento di Berlusconi" riassumendolo così: "Berlusconi disse sostanzialmente che, se la redazione voleva combattere con armi adeguate – cioè a cannonate – contro i comunisti, non sarebbero mancati i mezzi per farlo (...) Se invece si voleva attardarsi dietro la cosiddetta linea del fioretto, cioè Montanelli, che era considerato ormai un rammollito, uno che combatteva i comunisti con il fioretto anziché con il manganello e con la clava, beh, allora ciccia: questo fu il discorso ricattatorio di uno che non era più l'editore de Il Giornale ai giornalisti de Il Giornale in assenza del direttore".

A Servizio Pubblico, comunque, Silvio Berlusconi chiude il discorso affermando: "Tra me e Travaglio c'è una sola cosa in comune: che io so che lui pensa di me che sono un genio del male. Su questo conveniamo perché io penso di lui che sia un genio del male". Berlusconi da Santoro continua proseguendo a leggere la lettera per Travaglio, ricordando che "per la sua attività editoriale è stato condannato 10 volte dai tribunali italiani". E da qui l'inizio dell'elenco delle sentenze che hanno visto coinvolto Travaglio per querele per diffamazione a mezzo stampa, citando né più né meno i dati riportati sulla pagina di Wikipedia dedicata all'attuale vicedirettore de Il Fatto Quotidiano. Un siparietto che però ha scatenato la "furia" di Michele Santoro, anche se lui stesso inizialmente aveva sottolineato che Berlusconi poteva trovare "un qualcosa di originale". L'intento di Berlusconi era chiaro. Come pena del contrappasso, elencare tutti i "guai giudiziari" di Travaglio (cercando quindi di screditarlo) come il giornalista è solito fare da anni con il Cavaliere.

"E' una cosa vergognosa" urla Santoro contro Berlusconi interrompendo ad un certo punto la lettura, mentre il Cavaliere, prendendo spunto dai book makers che ieri scommettevano su quanto l'ex premier avrebbe resistito a Servizio Pubblico, dice al conduttore: "Lei dovrebbe alzarsi ed andarsene - e ancora - Io pensavo che era il peggio. Ma è ancor peggio del peggio". A quel punto Berlusconi si alza dalla scrivania e, con un coup de théatre, prima di risedersi al suo posto spolvera con un fazzoletto la sedia dove si era seduto Travaglio, chiudendo: "Non sapete nemmeno scherzare".
Sul sito di Servizio Pubblico l'intero sketch, perché forse questo è l'unico modo per riassumere i circa 10 minuti all'interno del talk show, appunto.

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