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Berlusconi: a giorni in 330, così approviamo riforme costituzionali

Silvio Berlusconi sembra avere un nuovo cavallo di battaglia, oltre alla riforma della giustizia e quella tributaria, e cioè la riforma dell'architettura istituzionale, che dovrebbe ripartire i poteri anche "nei confronti dell'esecutivo".

Silvio Berlusconi, tra una barzelletta e una battuta, mentre in piazza scendevano migliaia e migliaia di giovani (e non più giovani) precari, continua a ripetere che a breve, al massimo tra due settimane, avrà i numeri per tutte le riforme costituzionali che ha in mente, e cioè dell'architettura istituzionale, della giustizia, e quella tributaria. "Noi non abbiamo fatto nessun mercato - precisa immediatamente il premier parlando al convegno dei cofondatori del Pdl - ci siamo impegnati, e io personalmente ho parlato con uno per uno con loro, e con tutti abbiamo presi accordi precisi su le cose che insieme dobbiamo realizzare". "Il risultato è che noi fra qualche giorno - annuncia Berlusconi - probabilmente entro due settimane avremo alla Camera una maggioranza di 330 parlamentari". Questa volta il premier non si limita a dare i numeri ma specifica anche con chi avrebbe preso accordi, spiegando: "Se due parlamentari della Volkspartei manteranno il loro impegno non votando ma astenendosi, l'opposizione dovrebbe avere 298 voti meno 1, quello del Presidente della Camera che non vota, quindi 297 voti - concludendo - Con questa maggioranza, 330 a 297, noi siamo finalmente in grado di approvare la riforma dell'architettura istituzionale, la riforma della giustizia, la riforma tributaria". Silvio Berlusconi tira dritto, e l'impressione sembra essere quella di non poter permettersi più nessun ritardo nella tabella di marcia ormai stilata. Da un paio di giorni Berlusconi, oltre alla ormai discussa riforma della giustizia e a quella tributaria, ha tirato fuori anche la riforma dell'architettura istituzionale, e questo per "avere una vera democrazia". Come dire che attualmente l'Italia non starebbe vivendo sotto uno Stato democratico. Questa "novità" il premier la rivela per la prima volta venerdì 8 aprile parlando durante la premiazione dei vincitori del progetto "Campus mentis" a palazzo Chigi, e sembra averne già fatto il suo nuovo cavallo di battaglia. Ma come vorrebbe cambiare l'architettura istituzionale Silvio Berlusconi? Già più di un mese fa il premier lamentava il fatto che i Padri Costituenti "hanno dato tutto il potere al Parlamento, al capo dello Stato e alla Corte Costituzionale e hanno assolutamente imbrigliato in tutti i modi il governo e il presidente del Consiglio", una decisione sorta, come sottolineava lo stesso premier, per "la preoccupazione di non consentire al governo di essere forte dopo 20 anni del regime fascista". Una preoccupazione che a questo punto torna più viva che mai, visto che solo pochi giorni fa è stato presentato al Senato un disegno di legge costituzionale che prevede l' "Abrogazione della XII Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione", che vuol dire che vi è l'intenzione di abolire quella norma che vieta "la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista". Ed è sempre in base a questa disposizione che l'apologia del fascismo costituisce reato, in quanto "promuove la riorganizzazione del movimento fascista e denigra i valori di base della Costituzione". Il premier ribadisce inoltre che "i poteri che oggi sono delle Camere, del Capo dello Stato, della Corte Costituzionale devono ritornare ad essere ripartiti anche nei confronti dell'esecutivo", cioè del governo.

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