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Berlusconi a Merkel e Sarkozy: nessuno può darci lezioni. Ma ordini sì

Silvio Berlusconi ci ripensa e, riferendosi probabilmente ache alle risatine tra la Merkel e Sarkozy che hanno messo in imbarazzo l'Italia, precisa che "nessuno è in grado di dare lezioni ai partner". Ma di dare "ordini" sì.

Le risatine tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (http://is.gd/5742x6) hanno "irritato" e "umiliato" diversi esponenti politici italiani, in primis Romano Prodi, sgomenti probabilmente del fatto di come, in ambito internazionale, l'Italia viene giudicata. Da Berlino arriva in giornata una precisazione, e all'Ansa fonti governative tedesche hanno spiegato che le "allusioni italiane sul sorriso scambiato in conferenza stampa (http://is.gd/fyk86r) tra Merkel e Sarkozy sono basate su un equivoco". Quale sia questo equivoco non è dato saperlo, ma pare che tale puntualizzazione non sia bastata nemmeno al presidente del Consiglio che fino al giorno prima, quando ancora in pochi si erano "indignati" per lo scherno europeo, sembrava lasciar intendere che forse tutto era nato dal fatto che Lorenzo Bini Smaghi non pare essere intenzionato a lasciare il posto alla BCE ad un rappresentante francese. "Che dovevo fare, ucciderlo?" aveva detto scherzosamente il premier ai giornalisti che lo interpellavano al riguardo. Prima del Consiglio dei Ministri di lunedì, però, le cose sembrano essere cambiate. Silvio Berlusconi, attraverso una nota di Palazzo Chigi, afferma infatti che "Nessuno nell'Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai partner", aggiungendo, forse perché toccato dal fatto che Sarkozy aveva sottolineato di porre "fiducia nel senso di responsabilità di TUTTE le autorità italiane, politiche, finanziarie ed economiche" (e non solo di quelle governative), che "D'altra parte l'insieme della classe dirigente italiana, se vuol essere considerata tale, invece che un coro di demagoghi, dovrebbe unirsi nello sforzo dello sviluppo e delle necessarie riforme strutturali sulle quali il governo ha preso e sta per prendere nuove decisioni di grande importanza". Ma se "nessuno è in grado di dare lezioni ai partner", qualcuno sembra essere invece sempre più nella condizione di dare "ordini" mentre altri paiono ben felici di eseguirli. Verso metà settembre (http://is.gd/8vfDWw), infatti, fu proprio Silvio Berlusconi a dire al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy che "se l'Europa decidesse sulla base dell'aumento della vita media di dare una indicazione a questo riguardo, tutti gli Stati, tutti i governi sarebbero felici di aumentare l'età dell'andata in pensione perché ORDINATI, OBBLIGATI dall'Europa". E l'Europa sembra che abbia, infine, accolto questo candido invito, tanto che Berlusconi spiega che a Bruxelles "si è parlato di un uguale età pensionabile per tutti", cioè a 67 anni. E il premier ha chiesto al Cdm una riforma delle pensioni che vada proprio in questa direzione.

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