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Berlusconi: Paese nella morsa dello Stato di polizia. Bersani: delirio

Silvio Berlusconi, con la "riapertura" delle televisioni, torna con i suoi messaggi, questa volta in audio. Ribadisce di non avere alcuna intenzione di dimettersi e che bisogna "tornare ad essere un paese civile libero". Pier Luigi Bersani commenta.

"Il nostro movimento è l'unica vera grande 'casa della libertà' in Italia. Purtroppo ci troviamo sempre all'opposizione quei signori comunisti con cui non possiamo dialogare, non c'è nemmeno un protagonista tra loro con cui si possano fare discorsi davvero seri". Ad affermarlo, non troppo difficile da indovinare probabilmente per qualcuno, Silvio Berlusconi, che con la "riapertura" delle trasmissioni televisive torna a far sentire la propria voce, paradossalmente proprio attraverso quello strumento che per il premier ci farebbe "sentite la morsa dello Stato di polizia", cioè il "telefono". Berlusconi interviene infatti telefonicamente a una manifestazione del Pdl a Cuneo, precisando, se non fosse ancora abbastanza chiaro, che non ha alcuna intenzione di dimettersi. "Il governo andrà avanti finché avrà la fiducia del Parlamento. Ci chiedono ogni giorno che si faccia noi un passo indietro - spiega Berlusconi - Stiano tranquilli, noi non possiamo stare dietro alle aspettative dei media, dell'opposizione: non ci dimetteremo se non dopo un voto di sfiducia, che ci sentiamo di escludere". Il Presidente del Consiglio non ha infatti dubbi sulla tenuta della maggioranza, dicendosi sicuro che il Pdl si ripresenterà "alla prossima scadenza elettorale, nel 2013, con le carte in regola per avere di nuovo il mandato dai cittadini a governare il Paese". Una vittoria che sarà guadagnata dal fatto che il governo sta "lavorando sodo", assicura il premier, che anticipa: "In settimana esamineremo le misure per la crescita e lo sviluppo". "Sotto i riflettori - lo rivela il sito del Pdl - ci saranno immobili, concessioni statali, utilities, ma anche terreni, fabbricati, caserme", sottolineando che "di regola, gli incassi delle dismissioni vengono destinati all'abbattimento dello stock del debito pubblico". Silvio Berlusconi spiega comunque che giovedì prossimo, presso il ministero dell'Economia, vi sarà quindi un "seminario ad hoc, voluto dal titolare Giulio Tremonti, per portare allo stesso tavolo le principali banche (commerciali e d'affari), le compagnie di assicurazione, i fondi di investimento, i fondi sovrani e i fondi immobiliari, italiani e internazionali". Nonostante le difficoltà del Paese per superare una crisi che, "Sunday Times" alla mano, porterà presto al default pilotato della Grecia, e che vede l'Italia concentrata a pareggiare il bilancio entro il 2013, Silvio Berlusconi non sembra comunque intenzionato a mettere nel cassetto, almeno per il momento, quelle che per il premier sembrano essere riforme di primaria importanza, come l'approvazione di "una legge sulle intercettazioni". Per il Presidente del Consiglio questa è infatti necessaria "per tornare ad essere un paese civile libero" visto che "oggi non lo siamo". "Quando chiamate al telefono - ribadisce Berlusconi - sentite la morsa dello Stato di polizia. I cittadini sentono che c'è uno Stato che non tutela più la nostra privacy". In giornata anche il commento del segretario del PD Pier Luigi Bersani, che afferma come "le dichiarazioni zuccherose di Berlusconi sono a due passi dal delirio - concludendo - Chi, per puro egoismo, ostacola testardamente questa scelta, chi testardamente impedisce ogni cambiamento si prende a questo punto una responsabilità storica".

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