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Berlusconi: Enrico Letta mi ha pugnalato, ma ora torno a lottare

Silvio Berlusconi spiega, in una intervista escluviva a Panorama, i motivi che hanno portato prima alle dimissioni dei parlamentari del Pdl e poi a quelle "irrevocabili" dei suoi ministri, respinte però da Enrico Letta, da cui si è sentito tradito. "Sentire che Enrico Letta, che ho sempre stimato e che ho sospinto io a Palazzo Chigi, dichiarasse che era diventato inevitabile infliggere nuove pene agli italiani, per di più attribuendomene la colpa, ha avuto su di me l'effetto di una pugnalata. Che però mi ha restituito la voglia di lottare" dice Berlusconi.

Silvio Berlusconi spiega i motivi che hanno portato prima alle dimissioni dei parlamentari del Pdl e poi a quelle "irrevocabili" dei suoi ministri, respinte però da Enrico Letta. In una intervista esclusiva al settimanale Panorama, in edicola il 5 ottobre, Silvio Berlusconi sottolinea prima di tutto come si sia sentito tradito proprio da Enrico Letta che ha sempre "stimato" e che, ricorda, ha sospinto lui a Palazzo Chigi. "Sentire che Enrico Letta dichiarasse che era diventato inevitabile infliggere nuove pene agli italiani, per di più attribuendomene la colpa, ha avuto su di me l'effetto di una pugnalata. - spiega Berlusconi - Che però mi ha restituito la voglia di lottare". Per il Cavaliere questa sarebbe stata "una ritorsione inaccettabile. Un dispetto. Con l'aggravante di attribuire a noi la responsabilità della decisione. - e prosegue - Insomma, Letta annunciava nuove tasse e le intestava a noi. Inaccettabile. Altro che colpo di testa mio. È stato il suo un colpo basso. Siccome Letta non è uno sprovveduto mi rifiuto di credere che non abbia compreso il senso delle dimissioni dei nostri senatori e deputati. Le quali sono state consegnate ai capigruppo non contro il governo, ma per dare un segnale drammatico agli italiani di quel che il Partito democratico sta cercando di fare non tanto a me, quanto al corpus della democrazia". "Quelle dei parlamentari - conclude invece l'ex premier - non erano dimissioni contro il governo, ma contro chi, come il Partito democratico, tradiva le intese costituendo una nuova maggioranza per decapitare i moderati del loro leader, il tutto contravvenendo a principi giuridici irrinunciabili in uno Stato di diritto".

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