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Avvenire: scandalo Ruby Berlusconi è un devastante tornado

Sul caso Ruby scende in campo anche l'Avvenire che spiega che "anche solo l'idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge".

"Non so come si concluderà l'indagine milanese a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma so che i reati che avrebbe commesso secondo i pubblici ministeri sono molto pesanti: 'concussione' e 'prostituzione minorile'. E so che se sul piano delle possibili conseguenze penali il primo reato ipotizzato – la concussione – è il più grave, il secondo reato – la prostituzione minorile – sul piano della valutazione morale è addirittura insopportabile". Inizia così l'editoriale del direttore dell'Avvenire Marco Tarquinio, che racchiude il senso e i pensieri di quella maggioranza di italiani stanchi di vedere il proprio Paese cadere sempre più in basso, perché "anche solo l'idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge" continua Tarquinio.
Lo scandalo Ruby Rubacuori, del bunga bunga o Rudy-gate (comunque lo si voglia chiamare), infatti, non si è abbattuto "come un devastante tornado" solo "sul principale leader politico italiano e su un gruppo di suoi amici e amiche e conoscenti, ma sull'immagine internazionale del nostro Paese, sui discorsi tra genitori e figli, tra colleghi, persino tra passanti".
Marco Tarquinio, poi, riporta una frase annotata il 27 settembre scorso dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che racchiude in definitiva l'essenza della questione: "In qualunque campo, quando si ricoprono incarichi di visibilità, il contegno è indivisibile dal ruolo".
Una risposta, forse, a quell'affermazione detta da Silvio Berlusconi nel videomessaggio diffuso un paio di giorni fa, quando spiega agli italiani: "E' gravissima, è inaccettabile e contro la legge questa intromissione nella vita privata delle persone. Perché quello che i cittadini di una libera democrazia fanno nelle mura domestiche riguarda solo loro. Questo è un principio che è valido per tutti e deve valere per tutti, anche per me".
Il direttore dell'Avvenire auspica infine "un'uscita rapida da questo irrespirabile polverone. E ognuno deve fare per intero la propria parte perché questo avvenga con tutta l'indispensabile pulizia agli occhi dell'Italia e del mondo". Anche perché, a parte il caso Ruby, il nostro Paese ha davvero bisogno di rimettersi a lucido.

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