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Atti inchiesta Tarantini da Napoli a Roma. Ghedini:ci sarà più riserbo

Il gip di Napoli dichiara la propria incompetenza territoriale in merito all'inchiesta sulla presunta estorsione, ai danni di Berlusconi, che ha portato in carcere Tarantini. Gli atti passano alla procura di Roma.

Il gip di Napoli Amelia Primavera ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, non decidendo quindi sulla domanda di scarcerazione di Gianpaolo Tarantini, presentata dai suoi avvocati. "In ordine al reato di estorsione - si legge nel provvedimento depositato - la competenza è dell'autorità giudiziaria di Roma" perché "nel cui circondario si è consumato il reato", da come si evincerebbe "a seguito dell'attività istruttoria successiva all'emissione della misura cautelare". In poche parole il giudice per le indagini preliminari evidenzia che "allo stato le dichiarazioni della Brambilla (Marinella, segretaria del premier, ndr), e quanto affermato da Berlusconi nella memoria depositata, risultano credibili proprio con riferimento al luogo della dazione del denaro, oggetto dell'attività estorsiva ipotizzata". La Brambilla infatti, si sottolinea nel provvedimento, "dichiarava di aver, in più occasioni, corrisposto, su indicazioni e per conto del Berlusconi somme di denaro destinate al Lavitola e al Tarantini; che tali somme venivano ritirate da un incaricato del Lavitola in Roma presso Palazzo Grazioli, residenza romana del Berlusconi". E ancora, il gip evidenzia che anche "la stessa vittima del reato (Berlusconi, parte lesa in questa presunta estorsione, ndr) ha confermato, nella memoria depositata, di aver corrisposto, personalmente, le somme di denaro in contestazione sempre in Roma, traendo tali somme da proprie disponibilità liquide che teneva presso la sua abitazione di Palazzo Grazioli". Insomma, per il gip la competenza è della Procura di Roma, a cui sono stati trasmessi gli atti. In una nota, il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, riferisce infatti che "a seguito del provvedimento di incompetenza, non impugnabile, emesso dal gip di Napoli in merito alla vicenda dell'estorsione in danno dell'onorevole Silvio Berlusconi, questo Ufficio in conformità a quanto deciso dal giudice, trasmetterà al più presto gli atti all'autorità giudiziaria romana". Salta quindi, con probabilità, la possibilità per i pm di Napoli (Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock,) di richiedere per Silvio Berlusconi l'accompagnamento coatto, visto che il premier non si è ancora fatto interrogare come parte lesa. In seguito l'avvocato del premier, nonché deputato del Pdl, Niccolò Ghedini afferma che "l'indagine a Napoli non doveva neanche iniziare, dicendosi convinto che "a Roma ci sarà il riserbo e l'attenzione che purtroppo a Napoli non abbiamo visto".

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