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Articolo 18: a Monti riuscirà ciò che non riuscì a Berlusconi nel 2002

Oltre Giorgio Napolitano, gli italiani dovrebbero ringraziare anche Silvio Berlusconi per il fatto di avere attualmente al governo Mario Monti. E a Monti probabilmente riuscirà ciò che non riuscì nel 2002 al Cavaliere, la modifica dell'articolo 18.

Il governo Monti sembra in tutto e per tutto simile al governo Berlusconi.
Ancora una volta le parole dell'ex premier, intervistato dall'agenzia di stampa spagnola Efe, ribadiscono quanto le visioni politiche di Silvio Berlusconi siano simili a quelle che sta portando avanti Mario Monti, e come i due programmi di governo non siano poi così lontani, anche perché l'esecutivo dei tecnici deve rispettare una tabella di marcia ben precisa, dettata dalla lettera della BCE dell'agosto scorso (http://is.gd/gI7HVN) e dalla successiva risposta di Silvio Berlusconi, prima che si dimettesse.
E infatti Silvio Berlusconi rivendica il fatto che fu proprio lui ad indicare "Mario Monti nel 1994 come Commissario Europeo e a confermargli la fiducia per il secondo mandato", e quindi qualcuno ironizza sul fatto che almeno i ringraziamenti per averlo attualmente al governo dovrebbero essere divisi "equamente" tra l'ex premier e "Re" Giorgio Napolitano (come l'aveva ribattezzato il New York Times http://is.gd/JBhRB9).
Berlusconi non esita quindi ad incoraggiare Monti nel "portare a termine il lavoro iniziato e ad affrontare senza esitazioni tutte le misure necessarie per liberarci dalle incrostazioni strutturali e burocratiche che ostacolano la crescita", sottolineando quanto fosse nel "giusto" quando spiegava, da Palazzo Chigi, che "le misure d'austerità non sarebbero bastate e bisognava cambiare le regole di questa Europa che è un'unione monetaria ma non politica, con una banca centrale priva degli strumenti di qualsiasi altra banca centrale come il battere moneta o essere prestatore di ultima istanza". Peccato che la BCE guidata da Mario Draghi non sembra avere alcuna intenzione di diventare una "istituzione disposta a concedere credito quando nessun altro lo fa" (Wikipedia).
Anche sull'articolo 18 Silvio Berlusconi la pensa come Mario Monti, spiegando che non può essere un "tabù" (per usare proprio le parole del premier tecnico) e ricordando che "a suo tempo noi proponemmo di modificarlo almeno per i nuovi assunti, ma la reazione, soprattutto dei sindacati, fu furibonda".
Nel 2002, infatti, Sergio Cofferati (http://is.gd/OrbE5z), allora segretario della CGIL, riuscì a portare in piazza circa tre milioni di persone, in una delle più grandi manifestazioni dal dopoguerra. Con l'arrivo di Mario Monti, l'idea di modificare (o cancellare) l'articolo 18 è "tornata", come evidenzia anche Berlusconi, ma a differenza di 10 anni fa difficilmente stavolta l'Italia si muoverà in difesa di tale diritto, perché forse unita solamente dal motto del "io devo vivere".

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