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Alitalia, Berlusconi indagato: violazione leggi materia finanziaria

Silvio Berlusconi sarebbe indagato in merito alla vicenda della vendita di Alitalia "per violazione di leggi in materia finanziaria di cui al T.U.I.F. (Testo Unico in materia di intermediazione finanziaria) D. Lgs 58 del 1998" specifica Giovanni D'Agata in una nota.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarebbe indagato dopo che "lo scorso 9 dicembre l'avv. Francesco Toto nell'interesse degli azionisti, obbligazionisti e dei creditori Alitalia ha depositato presso la Procura della Repubblica di Lecce un dettagliatissimo esposto sulla sciagurata operazione portata avanti da Berlusconi, all'epoca dei fatti candidato premier in pectore" spiegava in un comunicato del 17 dicembre scorso l'avvocato Giovanni D'Agata, componente del dipartimento tematico "Tutela del consumatore" dell'IdV e fondatore dello "Sportello dei diritti".
Ieri un comunicato dell'esponente dell'Italia dei Valori confermava che "l'on. Berlusconi sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dalla stessa Procura con numero di registro generale 13360/2010 e gli atti sarebbero stati già trasmessi per competenza alla Procura di Roma".
In una nota arrivata questa mattina lo stesso Giovanni D'Agata specifica che "la persona offesa avv. Francesco Toto ha confermato che l'on. Silvio Berlusconi sarebbe stato indagato per violazione di leggi in materia finanziaria di cui al T.U.I.F. (Testo Unico in materia di intermediazione finanziaria) D. Lgs 58 del 1998".
Questa indagine "seguirebbe l'azione civile già avviata presso il Tribunale Civile di Lecce e che vede protagonisti, oltre all'avv. Toto decine di altri azionisti difesi anche dall'avv. Francesco D'Agata" spiega il comunicato.
"La denuncia ripercorre un excursus storico di tutti i passaggi attraverso una corposa raccolta documentale della stampa dell'epoca e dei documenti contabili di Alitalia, riporta fedelmente tutta la vicenda a partire dalle dichiarazioni del Cavaliere che di fatto stoppò la cessione ad Air France che era stata pianificata dal Governo Prodi e che a detta della stragrande maggioranza degli economisti avrebbe effettivamente salvato la compagnia di bandiera, riguarda i presunti reati di truffa in danno degli azionisti, obbligazionisti, creditori e dello stesso Stato Italiano, aggiotaggio, insider trading, favoreggiamento" spiega D'Agata nella nota del 17 dicembre scorso.
Giovanni D'Agata precisa poi che "l'operazione, che costituì un cavallo di battaglia di Berlusconi per la campagna elettorale alla vigilia delle importanti elezioni politiche del 12 e 13 aprile 2008, è costata alle casse dello Stato e quindi ad ognuno di noi contribuenti la bellezza di 6 miliardi di euro oltre interessi per non parlare delle successive ricadute occupazionali e della circostanza che non esiste più una vera e propria compagnia degli italiani essendo stata di fatto 'donata' ad un manipolo di privati imprenditori che in quanto tali hanno ad interesse il proprio profitto".
Ancora nessun commento da parte della Presidenza del Consiglio.

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