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Shimon Peres: ama il tuo prossimo come te stesso

Nell'invocare la pace, il Presidente di Israele Shimon Peres ringrazia Papa Francesco perché in Terra Santa è stato "un costruttore di ponti di fratellanza e di pace" e poi cita il "Rabbi Akiva ha colto l'essenza della nostra Legge con una sola frase: 'Ama il tuo prossimo come te stesso' ". Che è anche il primo comandamento di Gesù.

Si è svolto ieri l'incontro nei Giardini Vaticani tra Papa Francesco e i Presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Dopo la preghiera di pace invocata da Papa Francesco per i popolo israeliano e palestinese, è il Presidente Shimon Peres a rivolgersi al Signore per chiedere una "pace tra eguali".

"Sua Santità Papa Francesco
Sua Eccellenza Presidente Mahmoud Abbas
Sono venuto dalla Città Santa di Gerusalemme per ringraziarvi per questo vostro invito eccezionale. La Città Santa di Gerusalemme è il cuore pulsante del popolo ebraico. In ebraico, la nostra lingua antica, la parola Gerusalemme e la parola "pace" hanno la stessa radice. E infatti pace è la visione stessa di Gerusalemme. Come si legge nel Libro dei Salmi (122, 6-9): 'Chiedete pace per Gerusalemme. Vivano sicuri quelli che ti amano. Sia pace nelle tue mura sicurezza nei tuoi palazzi. Per i miei fratelli e i miei amici Io dirò: Su di te sia pace. Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene'. Durante la Sua storica visita alla Terra Santa, Lei ci ha toccato con il calore del Suo cuore, la sincerità delle Sue intenzioni, la Sua modestia, la Sua gentilezza. Lei ha toccato i cuori della gente - indipendentemente dalla sua fede e nazionalità. Lei si è presentato come un costruttore di ponti di fratellanza e di pace. Noi tutti abbiamo bisogno dell’ispirazione che accompagna il suo carattere e il suo cammino. Grazie.

Due popoli - gli israeliani e i palestinesi - desiderano ancora ardentemente la pace. Le lacrime delle madri sui loro figli sono ancora incise nei nostri cuori. Noi dobbiamo mettere fine alle grida, alla violenza, al conflitto. Noi tutti abbiamo bisogno di pace. Pace fra eguali. Il Suo invito a unirsi a Lei in questa importante cerimonia per chiedere la pace, qui nei Giardini Vaticani, alla presenza di autorità Ebree, Cristiane, Musulmane e Druse, riflette meravigliosamente la Sua visione dell’aspirazione che tutti condividiamo: Pace. In questa commovente occasione, traboccanti di speranza e pieni di fede, eleviamo con Lei, Santità, una invocazione per la pace fra le religioni, le nazioni, le comunità, fra uomini e donne. Che la vera pace diventi nostra eredità presto e rapidamente. Il nostro Libro dei Libri ci impone la via della pace, ci chiede di adoperarci per la sua realizzazione. Dice il Libro dei Proverbi: 'Le sue vie sono vie di grazia, e tutti i suoi sentieri sono pace'. Così devono essere le nostre vie. Vie di grazia e di pace. Non è per caso che Rabbi Akiva ha colto l’essenza della nostra Legge con una sola frase: 'Ama il tuo prossimo come te stesso'. Noi tutti siamo uguali davanti al Signore. Noi siamo tutti parte della famiglia umana. Perciò, senza pace noi non siamo completi e dobbiamo ancora compiere la missione dell’umanità.

La pace non viene facilmente. Noi dobbiamo adoperarci con tutte le nostre forze per raggiungerla. Per raggiungerla presto. Anche se ciò richiede sacrifici o compromessi. Il Libro dei Salmi ci dice: 'Se ami la vita e desideri vedere lunghi giorni, trattieni la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontànati dal male e fa il bene, cerca la pace e perseguila'. Questo significa, che dobbiamo perseguire la pace. Ogni l’anno. Ogni giorno. Noi ci salutiamo con questa benedizione: Shalom, Salam. Noi dobbiamo essere degni del significato profondo ed esigente di questa benedizione. Anche quando la pace sembra lontana, noi dobbiamo perseguirla per renderla più vicina. E se noi perseguiamo la pace con perseveranza, con fede, noi la raggiungeremo. Ed essa durerà grazie a noi, a tutti noi, di tutte le fedi, di tutte le nazioni, come è stato scritto: 'Essi trasformeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci. Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo e non si eserciteranno più nell’arte della guerra'. L’anima s’innalza alla lettura di questi versi di visione eterna. E noi possiamo - insieme e ora, israeliani e palestinesi - trasformare la nostra nobile visione in una realtà di benessere e prosperità. E’ in nostro potere portare la pace ai nostri figli. Questo è il nostro dovere, la missione santa dei genitori. Lasciatemi concludere con una preghiera: Colui che fa la pace nei cieli faccia pace su di noi e su tutto Israele e sul mondo intero, e diciamo: Amen".

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