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Marchionne: troppo attaccati all'Italia. Da 2015 fusione Fiat-Chrysler

Sergio Marchionne annuncia che prima del 2015 non ci sarà nessuna fusione tra Fiat e Chrysler, rivelando anche però che "l'attaccamento emotivo al proprio Paese come produttore va ripensato". Che tradotto sembra significare "bye bye Italy".

Sergio Marchionne pensa al futuro, e intervistato dal "Detroit Free Press" annuncia che la fusione tra Fiat e Chrysler (da pochi giorni la partecipazione del Lingotto è salita al 58,5%) non avverà prima del 2015. "A meno che non venga investito da un autobus" aggiunge Marchionne, battuta che forse qualcuno avrà concluso con un "magari marchio Irisbus", pensando alla chiusura dello stabilimento di Flumeri (Avellino). Marchionne spiega quindi i due grandi obiettivi da raggiungere in questo lasso di tempo. Il primo è quello di "allevare" il suo successore, che gli subentrerà, appunto, dopo il 2015, mentre il secondo è completare lo sbarco in Borsa di Chrysler. Al Wall Street Journal Sergio Marchionne rivela invece che "l'attaccamento emotivo al proprio Paese come produttore va ripensato", precisando che "questo non significa tradirlo, significa crescere, come quando i ragazzi escono di casa". Sempre che l'ad della Fiat non intenda utilizzare l'Italia "come un albergo", come di norma ripetono le mamme quando i figli rivendicano la propria indipendenza, ma solo a parole. Marchionne annuncia quindi come "sia Auburn Hill sia Torino sono in grado di ospitare il quartier generale del gruppo", aggiungendo che tra le alternative c'è persino "l'America Latina". Quel che sembra di capire, invece, è che non c'è certezza del fatto che la Fiat avrà nel prossimo futuro come base l'Italia, tanto che Marchionne anticipa al "Detroit Free Press" che "quello che accadrà in Europa resta il maggior problema" con cui lui e la sua squadra dovrà confrontarsi.

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