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Marchionne: mai detto che Fiat lascia l'Italia. Neanche che NON lascia

Sergio Marchionne "non ha mai parlato di lasciare l'Italia" precisa la Fiat smentendo "le false dichiarzioni" riportate "da alcune agenzie di stampa". Ma sembra che l'Ad del Lingotto non abbia però mai parlato, ancora, di NON lasciare l'Italia.

"Finalmente Marchionne getta la maschera" commentava immediatamente l'IdV in merito alle parole che sembrava avesse pronunciato Sergio Marchionne in una intervista a "Radio 24". Inizialmente, infatti, molte agenzie hanno battuto una dichiarazione di Sergio Marchionne che ha fatto balzare dalla sedia più di un italiano, operaio, politico o sindacalista che sia. "Potremmo andare avanti anche senza l'Italia" era infatti l'interpretazione data alle parole dell'Ad della Fiat, scatenando un coro di reazioni, come quella dei Verdi che subito hanno sottolineato, attraverso il suo leader Angelo Bonelli, come "le dichiarazioni di Marchionne dimostrano quanto la Fiat sia ingrata con il proprio Paese che negli anni passati ha contribuito in modo rilevantissimo al destino dell'azienda". Anche Nichi Vedola di Sel sulla sua bacheca di Facebook sottolinea come l'Ad del Lingotto sia "l'espressione più retriva dell'arroganza padronale". Repubblica.it pubblica l'audio dell'intervista di Radio 24 (http://is.gd/gm3y0D), dove si sente Sergio Marchionne che dice: "La Fiat non può essere la vittima di questa minoranza (la Fiom, ndr), io non posso investire così, parliamo di miliardi di euro di investimenti, mica stiamo parlando di aprire un supermarket". L'intervistatore allora chiede: "E quindi le alternative sono di lasciare l'Italia?". Marchionne risponde: "Le alternative...siamo una multinazionale, gestiamo attività in tutte le parti del mondo, continueremo ad andare avanti. Vendiamo macchine in Brasile, vendiamo in Canada, in America, in Messico, le vendiamo in Cina, da tutte le parti, non importa. Chiunque pensa di poter condizionare e costringerla a fare delle cose si sbaglia alla grande". Sergio Marchionne, come spesso è avvenuto in passato, rimane quindi criptico riguardo la questione, e per far placare le polemiche e per puntalizzare, la Fiat infine smentisce "le false dichiarazioni" attraverso un comunicato: "Le dichiarazioni dell'Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne, riportate oggi da alcune agenzie di stampa riprendono in modo parziale e arbitrario alcune frasi pronunciate ieri a Washington alla presenza di numerosi giornalisti italiani tra i quali il corrispondente di Radio 24. Non si è trattato quindi di una intervista esclusiva. Il Dott. Marchionne rispondendo a una domanda del giornalista di Radio 24 che conteneva le parole 'lasciare l'Italia' ha testualmente affermato - precisa il Lingotto - 'la Fiat è una multinazionale. Gestiamo attività in tutte le parti del mondo. Abbiamo attività economiche e industriali al di fuori dell'Italia. Vendiamo macchine in Brasile, in Cina, in America, in Messico. La cosa importante è la sopravvivenza della Fiat che non può essere messa in discussione. Ci abbiamo messo otto anni per rimetterla in piedi. Abbiamo creato un'alternativa con Chrysler e non possiamo metterla in dubbio. Chiunque pensa di condizionare la Fiat si sbaglia' ". "Queste affermazioni sono state correttamente riportate ieri sera dalle agenzie di stampa e stamattina dai principali quotidiani, i cui corrispondenti erano presenti al momento delle dichiarazioni - conclude il comunicato - In estrema sintesi il Dottor Marchionne non ha mai parlato di lasciare l'Italia". Anche se non sembra aver mai neanche parlato di non lasciare l'Italia, potrebbe osservare forse qualcuno. La Fiom infatti sottolinea, prima della smentita, che quelle di Marchionne "sono dichiarazioni pericolose che dovrebbero far riflettere", tanto che Maurizio Landini invita "governo e istituzioni e forze politiche" a prendere sul serio quello che dice l'Ad della Fiat, come ha d'altronde sempre fatto la Fiom, sollecitando nuovamente "una convocazione" da parte dell'esecutivo per aprire "una trattativa vera sul piano industriale di Fiat".

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