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Marchionne dixit: Sisifo, la "grande pirlata" e "gente che fa borse"

L'ad di Fiat Sergio Marchionne spiega la strategia "formula export" di FIAT in Italia che ha presentato al Governo sabato scorso. Marchionne non risparmia metafore e battute. A cominciare dalla "gente che fa borse" all'"essere considerati italiani" che "nel business non aiuta".

Sergio Marchionne è forse l'anello finale, e quindi il compimento, di quella "rivoluzione dei tecnici" profetizzata da James Burnham. Con il suo stile fatto di una "divisa" composta da un maglioncino nero e da una barbetta brizzolata "vezzosamente" incolta, è riuscito persino a non farsi paragonare dalla stampa malpensante ad una "copia pingue" di Steve Jobs. L'AD di FIAT si dimostra pertanto un vero professionista della comunicazione, unendo alle decisioni di smantellamento dell'idea di "Fabbrica Italia" un certo gusto per la battuta "cinica", fortunatamente non "scostante", come spesso si rileva nelle risposte del premier "tecnico" Mario Monti. Forse per questo Sergio Marchionne non sembra "odiato" da una base operaia che ne avrebbe, almeno per la CGIL, tutti i motivi. Anche all'assemblea degli industriali torinesi Sergio Marchionne non rinuncia quindi alle battute che sintetizzano, più di mille parole, il suo pensiero. L'assemblea dell'Unione degli industriali di Torino avviene dopo l'incontro di sabato scorso a Palazzo Chigi con il Governo che, sostanzialmente, serviva a "mettersi d'accordo" sulla "luce alla fine del tunnel". Mentre Mario Monti ed il suo governo scorgevano infatti l'"illuminazione" alla fine del tetro condotto della crisi, Marchionne sarcasticamente faceva eco in Serbia: "Ho paura che la luce nel tunnel sia quella di un treno". La luce, il Lingotto e il Governo, l'avrebbero trovata in una FIAT "formula export" , pena ovviamente la "catastrofe", come ha spiegato oggi l'AD di FIAT. "Siamo davanti a un bivio, la nostra scelta è tra ridurre la capacità produttiva e licenziare migliaia di dipendenti, con danni incalcolabili per il sistema italiano, oppure cercare di sfruttare le competenze che abbiamo, la nostra conoscenza di prodotto e di processo, il livello tecnico dei nostri impianti, per aprirci la strada verso i mercati esteri", ha spiegato agli industriali torinesi Sergio Marchionne. "La seconda alternativa non è priva di rischi ma è l'unica strada possibile per evitare una catastrofe. Anche ora c'è bisogno che questo diventi un progetto condiviso", ha proseguito l'AD di FIAT. Dato che Marchionne si augura che questo sia "un progetto condiviso" non c'è spazio per le "chiacchiere" e per le polemiche che a lui sembrano sterili. Staffilata pubblica quindi a Diego Della Valle, molto critico con Marchionne e i vertici FIAT, a cui tuona dal palco degli industriali torinesi: "Non parliamo di gente che fa borse, io faccio vetture. Quanto lui investe in un anno in ricerca e sviluppo, noi non ci facciamo nemmeno una parte di un parafango. La smetta di rompere le scatole". E Marchionne ricorda che l'"italianità" in questi ultimi tempi non è proprio una garanzia di affidabilità. "Essere considerati italiani nel business non aiuta. Nonostante tutto ciò, di fronte all'evidenza dei fatti, siamo tutti in attesa del miracolo", ha detto l'AD di FIAT. Proprio di questa italianità, che si sintetizza, in uno dei suoi aspetti, nell'attesa di un salvatore Marchionne è chiaro: "speriamo che qualche costruttore straniero venga ad investire nel nostro Paese e a risollevarne le sorti. Forse perché nella nostra storia abbiamo subito più di un'invasione e ogni volta ci siamo illusi di aver trovato il salvatore". Dopo l'assemblea degli industriali Sergio Marchionne ribadisce il concetto ai giornalisti: "Il fatto di attaccarsi allo straniero come salvatore dell'Italia è la più grande pirlata che abbia mai sentito in vita mia". Ma all'assemblea Marchionne tocca anche l'Olimpo della mitologia greca, spiegando che "a volte mi pare che fare business in questo paese sia una fatica di Sisifo". Spiega l'AD di Fiat la similitudine tra l'imprenditore e il figlio di Eolo e di Enarete: "Ci mettiamo il massimo dell'impegno per scalare la montagna di difficoltà e di problemi che chi gestisce un'azienda in Italia si trova di fronte, ma quando stiamo per raggiungere la cima, ci sono sempre nuove forze e nuovi pesi per trascinarci verso il basso. E ogni volta dobbiamo ricominciare tutto da capo".

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