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Marchionne a Melfi con Monti ma non rispode alle 10 domande CGIL

Sergio Marchionne afferma che a Melfi "nasce punto e a capo", cioè quella "ripartenza nel rapporti tra la Fiat e l'Italia" Ma più che percorrere "la strada coraggio" quella di Marchionne di togliere la Fiat "dalla mischia dei marchi generalistici per andare a competere nella parte alta del mercato" sembra essere una scelta obbligata. Intanto, la CGIL attende le risposte alle sue 10 domande.

Sergio Marchionne incontra Mario Monti nello stabilimento Sata di Melfi, ringraziando il premier tecnocrate "per ciò che ha fatto" visto che, a giudizio dell'Ad della Fiat, "l'agenda del suo governo dimostra coraggio e lungimiranza". E così, nel promettere che la Fiat non chiederà "aiuti pubblici" (ancora), Sergio Marchionne annuncia che "l'investimento complessivo della Fiat a Melfi sarà di un miliardo di euro". "A Melfi - ricorda poi Marchionne - nel '93 è nata la Punto. Oggi nasce punto e a capo, cioè una svolta, una ripartenza nel rapporti tra la Fiat e l'Italia". Quello di Melfi, infatti, "sarà l'unico stabilimento al mondo a produrre il piccolo suv Jeep" e questo perché la Fiat ha scelto, ricorda Sergio Marchionne, di togliersi "dalla mischia dei marchi generalistici ed andare a competere nella parte alta del mercato". Più che una "strada del coraggio" come la considera Marchionne sembra essere una scelta obbligata, visto che la crisi economica sta facendo scomparire la classe media, quella appunto che sceglieva (e comprava) le Punto, per esempio. Andare a "competere nella parte alta del mercato" è quindi forse l'unica possibilità di salvezza per la Fiat, visto che in futuro, se non cambierà la politica economica, solo in pochi potranno permettersi letteramente il lusso di una automobile nuova. E anche se l'Ad della Fiat assicura che quello di Melfi "è solo il primo di una serie di investimenti che faremo anche negli altri stabilimenti", né Sergio Marchionne né John Elkann rispondono alle 10 domande della CGIL a cui infatti, non interessano "promesse vaghe o interventi tampone".

Ecco le 10 domande a firma della CGIL Basilicata, di quella di Potenza e della Fiom lucana per "la difesa e il rilancio degli stabilimenti Fiat":

1) Per il sito di Melfi cosa pensate della proposta della Fiom Cgil e della Cgil Basilicata, di scommettere, all'interno di una cornice che valorizzi i singoli stabilimenti su una maggiore integrazione del meta distretto meridionale (Basso Lazio, Campania, Molise, Abruzzo per i veicoli commerciali, Puglia e Basilicata) per lo sviluppo di un polo industriale strategico del Mezzogiorno, con una specializzazione sempre maggiore sulle auto a minor impatto ambientale, a tripla propulsione ibrida, con nuovi materiali e scocche più leggere?

2) Cosa pensate della nostra proposta, presentata a Melfi anche ai responsabili economici dei partiti del centro sinistra, di un Accordo Quadro Nazionale ove far confluire le risorse della nuova programmazione comunitaria 2013 e 2014-2020, dedicato a interventi massivi su ricerca ed innovazione, a nuovi prodotti e tecnologie per l'auto e nuovi sistemi di mobilità sostenibile? La Fiat parteciperebbe con proprie risorse a tale Accordo a favore di un piano straordinario di investimenti su nuove propulsioni a minor impatto ambientale, nuovi materiali, risparmio energetico, city car intelligenti?

3) Cosa pensate della proposta di modificare la missione dell'ancora non costituito Campus tecnologico lucano, focalizzandone le attività più che su innovazioni del modello organizzativo del fattore lavoro, sulla ricerca di nuovi prodotti e servizi per la filiera dell'auto?

4) In attesa di capire se e come si intendono saturare i livelli produttivi di Melfi, in attesa di un rilancio del sito Fiat, e dell'indotto, siete disponibili a garantire che la nuova Punto continuerà ad essere prodotta esclusivamente nello stabilimento lucano?

5) Non ritenete che sia giunto il momento di ammettere che, prima si chiude la stagione della contrapposizione tra diritti e lavoro, prima i tre iscritti alla Fiom-Cgil reintegrati dalla Corte di Appello torneranno a lavorare in fabbrica in ottemperanza alle sentenze dei magistrati, prima si potrà tornare a parlare del merito reale delle questioni e del futuro di un'azienda così importante per il Paese?

6) Quanto, infatti, è moderna una concezione delle relazioni industriali dove si riconosce come interlocutore solo e sempre chi si dice d'accordo con Voi?

7) Il Piano Fabbrica Italia, come avete dichiarato, era una mera possibilità. Oggi che il Piano non è più attuale (parole vostre), come pensate di recuperare il terreno perso rispetto agli altri competitor che hanno scelto di investire sin da subito su nuovi modelli, proprio sulle fasce di consumo più popolari dove la Fiat mantiene quote interessanti? Pensate realmente che si potrà competere esclusivamente riconvertendo la Fiat sulle auto di alta gamma e su auto fortemente energivore come i SUV?

8) Non ritenete fondate le preoccupazioni dei principali analisti del settore che paventano un rapido spostamento del "cuore" e della "testa" di Fiat dall'Italia agli Usa, con una perdita evidente di valore aggiunto per l'intero sistema Paese?

9) Non sarebbe oggi un segnale di reale volontà, per mantenere gli stabilimenti italiani e gli attuali livelli occupazionali, la scelta di remunerare di meno in termini finanziari i soci, e utilizzare i contratti di solidarietà come fatto in Germania per affrontare in modo più equo e solidale la crisi del settore auto ridistribuendo tra tutti i lavoratori orario di lavoro e salario?

10) Avete discusso con il Governo, durante il lungo colloquio avuto nei mesi passati, degli impatti sociali di un nuovo piano che, prediligendo modelli di gamma alta e Suv, non riuscirà a saturare le attuali capacità produttive degli stabilimenti italiani (e relativi occupati), con ulteriori ed ancora lunghi periodi di cassa integrazione? A quali conclusioni siete giunti?

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