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Fiat, Marchionne e i "ricatti": perché la Cina è vicina

Dopo i diktat di Marchionne, il leader della Fiom spiega che "se a un lavoratore viene detto che se dice di sì a Marchionne va bene, se dice di no gli chiude la fabbrica, siamo di fronte a un peggioramento". E i diritti dati per scontati oggi saranno un sogno di domani.

La Cina è vicina, si diceva nel '68. E se Silvio Berlusconi ha sentenziato che la riforma Gelmini è "una svolta storica che manda in pensione il '68" c'è davvero da prenderlo in parola.
La voglia di un mondo migliore e più giusto deve essere definitivamente archiviata in favore della distruzione delle nuove generazioni che saranno precarizzate anche in fabbrica, riportando le lancette dei diritti dei lavoratori al 1800.
Non a caso il governo plaude alla "ricetta Marchionne" che può permettersi anche pesantissimi diktat sul referendum di Mirafiori: "Se al referendum vincono i no, non faremo alcun investimento" tuona, democraticamente, dell'ad di Fiat.
Il leader della Fiom Maurizio Landini spiega ieri a RaiNews 24 che cosa pensa della strategia di Marchionne: "Gli accordi che lui sta sottoponendo come ricatto ai lavoratori cancellano la libertà delle persone che lavorano in Fiat di poter essere cittadini che decidono se vogliono o no un sindacato, quale vogliono e di poter contrattare la propria condizione - e continua - Mi pare che siamo di nuovo come a Pomigliano di fronte ad un ricatto, non alla richiesta dei lavoratori di pronunciarsi liberamente. Se a un lavoratore viene detto che se dice di sì a Marchionne va bene, se dice di no gli chiude la fabbrica, siamo di fronte a un peggioramento perché la Fiat sta dicendo che in quegli stabilimenti non applicherà più il Contratto Nazionale, i sindacati non saranno più votati dai lavoratori ma gli ha decisi Marchionne, le pause diminuiranno, chi si ammala non verrà pagato, se uno fa sciopero viene licenziato, e si chiede ai lavoratori di accettare un peggioramento che non è giustificato da nulla".
Il lavoro in fabbrica tornerà indietro nel tempo sino all'epoca dello stupendo romanzo di Tommaso di Ciaula "Tuta blu. Ire, ricordi e sogni di un operaio del Sud" che racconta quel passato che diventerà il futuro nelle fabbriche italiane.

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