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Riforme: M5S non voterà. Minoranza PD: se non cambia, non votiamo Italicum

Il voto finale sul ddl costituzionale è previsto martedì 10 febbraio alla Camera, ma non è escluso che ci sarà poi un referendum. Il M5S annuncia che non parteciperà al voto, Forza Italia invece voterà contro la riforma costituzionale mentre la miniranza del PD avverte Renzi: "Se non cambia la riforma del Senato, l'Italicum così com'è non si può votare".

Il voto finale sul ddl costituzionale è previsto martedì 10 febbraio alla Camera, ma non è escluso che le riforme dovrà poi passare al vaglio del "popolo sovrano" attraverso un referendum. Le opposizioni (anche quella all'interno del PD) promettono infatti battaglia in Aula, con il MoVimento 5 Stelle che annuncia che non parteciperà al voto. Forza Italia invece voterà contro la riforma costituzionale mentre è il democratico Miguel Gotor che avverte Renzi: "La minoranza PD non voterà la legge elettorale se la riforma della Costituzione non verrà cambiata". Il senatore bersaniano chiarisce infatti: "Renzi decida: o recupera il patto (del Nazareno, ndr) oppure, se questo è finito, non può pensare di riformare la Costituzione facendo a meno di noi e raccattando i voti sparsi dei verdiniani". In una intervista al Corriere della Sera, Gotor infatti spiega: "Riforma del Senato e legge elettorale vanno viste nell'insieme, perché modificano gli equilibri democratici e la forma di governo. Non può funzionare un Senato composto da eletti di secondo grado e una futura sola Camera politica composta a maggioranza di nominati. E' inutile che Renzi continui a sparigliare per nascondere questa relazione. Per questo diciamo che se non cambia la riforma del Senato, l'Italicum così com'è non si può votare". Nel dibattito interviene anche il senatore PD Vannino Chiti che chiarisce: "La riforma costituzionale che la Camera sta approvando non ha minimamente corretto gli assi portanti: un premierato assoluto, senza cioè contrappesi, e una mortificazione della rappresentanza. In più, risulta accentuato il centralismo: competenze che erano anche delle Regioni - come la tutela alimentare, la sicurezza sui luoghi di lavoro, le politiche attive per l'occupazione, il territorio - tornano ad un ruolo esclusivo dello Stato. Altro che passi avanti!".

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