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Riforma Senato: aperture su modello alla francese ed elezione indiretta

Dopo il voto alle elezioni europee, nel PD si riaccende il dibattito sulle riforme costituzionali. All'interno dei democratici sembrano esserci aperture alla possibilità di una riforma del senato sul modello francese, con elezione indiretta dei senatori.

Dopo il voto alle elezioni europee, si riapre all'interno del Partito Democratico il dibattito sulle riforme costituzionali ed economiche. Il presidente dei senatori del PD, Luigi Zanda, sottolinea che "le riforme vanno approvate tempestivamente per dare al nostro Paese lo slancio e la ripresa di cui ha bisogno, sia sotto il profilo economico che istituzionale. - assicurando - Questo è il mandato e noi lo metteremo in esecuzione sin dai prossimi giorni, a cominciare dalla riforma del Senato". Non perdono tempo i senatori del PD Andrea Marcucci e Franco Mirabelli, che presentano un emendamento alla riforma costituzionale di Palazzo Madama che chiede "il Senato eletto, sul modello della Camera Alta francese, da un collegio formato dai componenti dei consigli regionali, dei consigli comunali e dai deputati del territorio". In altre parole, una elezione indiretta dei componenti del Senato delle Autonomie. Un emendamento che non cozza con l'odg presentato e approvato da Roberto Calderoli i primi di maggio, che prevede senatori eletti "in ogni Regione". L'emendamento alla riforma Boschi del Senato introduce inoltre "una modifica che assicura una rappresentanza delle Regioni proporzionale alla popolazione residente". Presentato anche un secondo emendamento, sempre a firma Marcucci e Mirabelli, che propone la diminuzione dei senatori a vita "da 21 come previsto dal governo a 5".

"Bene le aperture alla riforma di un Senato alla francese, lanciato nei mesi scorsi dai riformisti del PD, e più strumenti di democrazia diretta, con maggior spazi per le leggi di iniziativa popolare, l'introduzione del referendum propositivo e la cancellazione del quorum" afferma in una nota il senatore del Partito democratico Miguel Gotor, anch'egli promotore di alcuni emendamenti al ddl di riforme costituzionali. Per Gotor il Senato alla francese rappresenta "un ragionevole e possibile punto di mediazione con quanti sostengono l'elezione diretta del Senato", ma il senatore dem auspica anche che avvengano aperture anche su altri punti del testo, come quelle sulle "leggi di iniziativa popolare che possono essere portate all'attenzione del Parlamento da un milione di cittadini" oppure in merito "al referendum propositivo" o "all'abrogazione del quorum delle consultazioni popolari che potranno 'passare' se avranno la partecipazione della metà più uno degli elettori".

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