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Riforma Senato, Chiti: no modello alla francese, ma elezioni dirette

Vannino Chiti, senatore del PD e promotore con una ventina circa di senatori democratici della contro-proposta di riforma del Senato, chiarische che il "modello alla francese" di cui si discute è diverso da ciò che succede in Francia, ribadendo la necessità di una elezione diretta dei parlamentari a Palazzo Madama.

''Due precisazioni in materia di riforme costituzionali sono doverose, c'eè gia' troppa confusione per lasciare che se ne faccia dell'altra'' afferma il senatore del PD Vannino Chiti, promotore con una ventina circa di senatori democratici della contro-proposta di riforma del Senato. Entrando nel merito, Chiti chiarisce: "Non proponiamo affatto l'elezione dei senatori tramite un listino bloccato di nominati dall'alto come dice oggi in un'intervista il senatore Gotor. - precisando - Noi riteniamo che il nuovo Senato debba essere eletto direttamente dai cittadini, contestualmente alle elezioni per i consigli regionali, con un sistema proporzionale e le preferenze". Vannino Chiti sottolinea quindi come i cittadini abbiano infatti "il diritto di scegliere i propri rappresentanti", sottolineando che "sarà la legge elettorale, non la Costituzione, a definire gli aspetti di dettaglio". Chiti entra poi nel dibattito del "modello elettorale chiamato 'abusivamente' francese" come lui stesso spiega, evidenziando: "Prevede infatti la presenza di diritto nel Senato dei presidenti di Regione, mentre in Francia non esistono senatori di diritto e da marzo scorso i presidenti di Regione e i Sindaci sono incompatibili con il ruolo di parlamentari. Inoltre, in Francia ogni cittadino che abbia compiuto 24 anni può essere eletto senatore". Chiti conclude: "Conosco bene i difetti del porcellum contro cui mi sono lungamente battuto: infatti penso che si debba modificare l'Italicum, introducendo le preferenze o i collegi uninominali. Meglio ancora, per stare davvero alla Francia, con il sistema uninominale a doppio di collegio. Ribadisco infine che si debba discutere, da subito, anche delle indennità dei deputati e dei senatori: già in questo Parlamento si devono equiparare a quella del Sindaco di Roma, come aveva proposto il PD nella campagna elettorale per le politiche del 2013''.

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