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Ddl riforme: ok alla Camera. Bersani: se Italicum resta così non voto più

La Camera ha approvato in seconda lettura il ddl sulle riforme costituzionali, che ora torna in Senato. Vota contro Forza Italia, con Raffaele Fitto che auspica che si mantenga la linea dell'opposizione anche in Senato. Il MoVimento 5 Stelle esce dall'Aula mentre la minoranza PD vota a favore ma avverte attraverso Pier Luigi Bersani: "O si modifica in modo sensato l'Italicum o io non voto più sì sulla legge elettorale e di conseguenza sulle riforme".

La Camera ha approvato in seconda lettura il ddl sulle riforme costituzionali, che ora torna in Senato. I voti favorevoli sono stati 357 contro i 125 i no, mentre il MoVimento 5 Stelle è uscito dall'Aula per protesta come annunciato. Forza Italia ha invece votato compatta "no" ma l'ala che farebbe capo a Denis Verdini avrebbe pronto un documento che spiegherebbe la ragioni di un voto a favore del ddl sulle riforme costituzionali. Raffaele Fitto dal suo blog sottolinea infatti: "Ora l’essenziale è che non ci sia la riserva mentale, nel prossimo passaggio al Senato, una volta passate le elezioni regionali, di riprendere a fare pasticci come è accaduto fino a quindici giorni fa". Nel PD la minoranza ha votato a favore delle riforme costituzionali, pur criticando il testo approvato. Pier Luigi Bersani dopo il voto però avverte: "Il Patto del Nazareno non c'è più, non si dica che non si tocca niente. O si modifica in modo sensato l'Italicum o io non voto più sì sulla legge elettorale e di conseguenza sulle riforme perché il combinato disposto crea una situazione insostenibile per la democrazia". Otto deputati del PD non hanno partecipato al voto finale, mentre in tre si sono astenuti: Angelo Capodicasa, Carlo Galli e Guglielmo Vaccaro. Non hanno votato Francesco Boccia, Giuseppe Civati, Stefano Fassina, Ferdinando Aiello, Paola Bragantini, Massimo Bray, Luca Pastorino, Michele Pelillo. Vota contro Sinistra ecologia e libertà, con Nichi Vendola che commenta: "La Costituzione è il fondamento della vita democratica. E stravolgerla con la logica dei colpi di mano nella direzione sbagliata è grave. Questa cosiddetta riforma serve a dare sempre più potere a chi il potere ce l’ha, e a rendere il popolo sempre più una comparsa sulla scena della vita pubblica. - concludendo - L’idea che il Senato diventi un dopolavoro per qualche sindaco o consigliere regionale è davvero un’idea che avvilisce una democrazia che invece avrebbe bisogno di coltivare il rapporto con i diritti dei cittadini". Contrari al ddl sulle riforme costituzionali anche Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, con Giorgia Meloni che riassume il testo sottolineando come il Parlamento abbia oggi abolito "il diritto al voto per eleggere un Senato che rimane in piedi". Intervenendo in Aula, Fabio Rampelli aggiunge: "Il taglio del Senato della Repubblica è fittizio e il bicameralismo resta. Il Senato delle regioni, non eletto dai cittadini, avrà enormi poteri d'interdizione mantenendo di fatto il diritto di veto sulla legge più importante dello Stato, quella di stabilità". Rampelli lamenta: "Non sono state possibili modifiche, neppure le più semplici, come l’introduzione dell’inno di Mameli e dell’italiano come lingua della Repubblica. - ma neanche del - principio di equità generazione per evitare che una generazione possa indebitare quella successiva, come accaduto negli ultimi decenni".

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