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VINYLS: Porto Torres operai a 100 metri per "vedere" il Brasile

In Sardegna non solo ALCOA, CARBOSULCIS, OTTANA, ma anche VINYLS. Due coraggiosi operai sono saliti sopra una torcia spenta a 100 metri d'altezza nello stabilimento di Porto Torres perché non vedono un euro da maggio. Intanto proprio in periodo "elettorale" spunta una misteriosa azienda dal Brasile, interessata allo stabilimento.

La Sardegna continua a morire lentamente, dopo essere stata sfruttata, come altre zone del sud Italia quando "conveniva" farlo. E così del "colonialismo industriale", del "piano di rinascita" degli anni '60, della corsa all'industria pesante negli anni '70, rimangono solo macerie, sociali e ambientali. E così mentre l'ALCOA di Portovesme nel Sulcis iglesiente chiuderà di fatto lo smelter che produce la totalità dell'alluminio primario italiano, mentre i suoi operai aspettano, come in un rito, la risposta "tranquillizzante" del MISE di un "possibile" compratore (sapendo già che la risposta dei politici sarà solo una "cura palliativa" per un disastro socio-economico annunciato da oltre vent'anni), a Porto Torres gli operai della Vinyls salgono a quota 100 metri d'altezza su una torcia spenta dello stabilimento. Due operai sono infatti saliti sopra il caratteristico "comignolo" per rivendicare il diritto al lavoro dopo che di "novità" per il futuro non ce ne sono. I commissari incaricati della cessione dell'azienda chimica infatti fanno sapere che non sono previsti depositi di atti in tribunale. E questo sia per lo stabilimento di Porto Torres, sia per lo stabilimento Vinyls di Venezia. Ma per lo stabilimento sardo in realtà, proprio come per l'ALCOA qualche "spiraglio" di trattativa si intravede. E' interessante infatti come in periodo "pre elettorale" spuntino offerte tenute "sotto massimo riserbo" per far ripartire la produzione. Se per gli operai di Portovesme il "salvatore" si chiamava Glencore e ora Klesch per gli operai Vinyls di Porto Torres non c'è un nome ma una "nazionalità". Si vocifera nei corridoi "che contano" che ci sia un' azienza venuta dal Brasile che potrebbe continuare a produrre PVC nello stabilimento sardo. Chi segue da sempre tutta la vicenda Vinyls, cioè il sito dell'Isola dei Cassintegrati riflette: "Ora arrivano i brasiliani. La storia ci dice che ci saranno mesi di trattative, a ridosso della campagna elettorale, in cui all'ultimo gli investitori scapperanno via senza sapere il perché. Speriamo di sbagliarci, perché gli operai non si meritano tutto questo, per l'ennesima volta". Marco Nurra e Michele Azzu nell'articolo spiegano che "i lavoratori non vedono un soldo da maggio" e per la cassa integrazione straordinaria autorizzata dal MISE fino a Dicembre "la situazione non si è ancora sbloccata perché l'INPS non erogherà i pagamenti fino a che non arriverà l'ok del Ministro del Lavoro". E i sindacati? Il segretario provinciale dell'Ugl Chimici di Sassari, Simone Testoni, porta la sua solidarietà agli operai in protesta: "Il gesto eclatante compiuto oggi è l'ennesimo segnale di una situazione drammatica e non più sostenibile: i lavoratori del polo petrolchimico di Porto Torres, che da anni sono sospesi in una situazione di incertezza estenuante, da giugno non percepiscono più neanche la cassa integrazione". E sul Brasile Testoni vuole "vederci chiaro" anche lui: "Deve essere fatta chiarezza sullo stato della trattativa in corso con l'azienda chimica brasiliana che recentemente ha presentato una manifestazione di interesse per gli impianti di Porto Torres". E intanto gli operai a 100 metri d'altezza scrutano l'orizzonte.

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