le notizie che fanno testo, dal 2010

Sulcis: minatori in attesa del vertice Carbosulcis Cappellacci Tajani

Minatori Carbosulcis e dipendenti dell'ALCOA di Portovesme, con relativo indotto, aspettano fiduciosi il vertice Cappellacci-Tajani per il futuro del Sulcis. Si parlerà di costo dell'energia elettrica e del futuro "gassoso" della CSS Sulcis (cattura e stoccaggio della CO2).

Il Sulcis si sveglia dal sonno con la sveglia, certa e puntuale, dell'occupazione drammatica di una miniera. Stavolta è la vertenza Carbosulcis, insieme a quella meno "spettacolare" dell'ALCOA di Portovesme, a far fremere i vertici regionali della politica e delle istituzioni. E se Mauro Pili, ex presidente della Regione Sardegna, è dentro le viscere della terra, tra il carbone dell'eocene e la compagnia dei minatori che ne "hanno accettato la presenza", gli altri politici, fuori dal tunnel, si apprestano a dare battaglia per "salvare" il Sulcis. Salvare il Sulcis significa come sempre, per la politica, non "inventare" un futuro diverso, ma continuare a far sopravvivere le sue industrie pesanti, "energivore" dal punto di vista elettrico e mai sazie di finanziamenti e di aiuti pubblici. Venerdì si aspettano i risultati del vertice romano tra il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, e il vice presidente della Commissione europea, responsabile per l'Industria e l'Imprenditoria, Antonio Tajani. Si farà il punto "sulle azioni urgenti e di prospettiva finalizzate alla difesa e al rilancio della realtà produttiva del Sulcis" come scrive in una nota la Regione sarda. In temi dell'incontro verteranno su "un sostegno europeo alle iniziative per il contenimento dei costi energetici legati all'insularità e alla garanzia di una maggiore sicurezza energetica e sostenibilità ambientale" con particolare attenzione alle "tariffe energetiche competitive alle industrie del polo mineral-metallurgico". Naturalmente non mancherà nell'incontro la discussione di ciò che nel Sulcis pare rappresentare il "futuro", almeno come finanziamenti diretti dall'Unione Europea, ovvero "il progetto integrato miniera–centrale - cattura e stoccaggio della CO2 denominato CCS Sulcis", come puntualizza sempre la nota della Regione. CSS è un acronimo inglese che significa "Carbon Capture and Storage - o Sequestration", ovvero "cattura e sequestro del carbonio". Sostanzialmente, nel caso del Sulcis, la miniera di carbone (oggi è occupata) fornirebbe carbone alla centrale elettrica Enel (come fa già), ma i fumi di quest'ultima sarebbero "pressurizzati" dentro le gallerie della miniera ormai "svuotate". La tecnologia CSS è ancora sperimentale, non esiste per ora una sua applicazione commerciale ed ha dei possibili pericoli che potrebbero andare, come riporta anche la prudente Wikipedia, da "una graduale e silente fuoriuscita in atmosfera prolungata nel tempo" al "rilascio imprevisto di massicci quantitativi di CO2 in seguito ad eventi geologici o altre modificazioni delle strutture di contenimento". Nel secondo caso la morte di abitanti e animali per soffocamento sarebbe improvvisa, come successe (per cause naturali) nel 1986 presso il Lago Nyos in Camerun.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: