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Sulcis ALCOA, operai sopra silos a 70 metri: "sono disperati"

Due operai ALCOA sopra un silos a 70 metri dal suolo. Chiedono il rallentamento della fermata degli impianti. Nessuna novità da Glencore, si aspetta il 10 settembre per le novità, con sotto il MISE 500 operai del Sulcis. Speranze per Carbosulcis, con la CSS della CO2 sempre più "pregustata" dai politici, soldi UE disponibili per il progetto.

Mentre la vertenza della Carbosulcis sembra ormai "risolta" con la politica sempre più convergente verso il piano CSS Sulcis, ovvero la costruzione di un impianto "integrato" miniera-centrale termoelettrica la cui C02 sarebbe poi stoccata nel sottosuolo , per l'ALCOA di Portovesme non ci sembrano molte speranze. Mentre infatti per la Carbosulcis ci sarebbero dei ricchi fondi UE disponibili sulla CSS (tecnologia ancora sperimentale e stroncata dagli ambientalisti), per l'ALCOA servono i "privati" che, se "non ci sono, non ci sono", come ha detto un abitante di Portoscuso sulla vicenda. E così ALCOA, multinazionale americana, come aveva promesso, dato che nessuno ha avuto il "coraggio" di firmare una lettera d'intenti per l'acquisto dello stabilimento di Portovesme, ha incominciato a fermare l'impianto che produce la totalità di "alluminio primario" italiano, cella dopo cella. Una "fermata ordinata" che darà la possibilità, entro un anno, ad un eventuale compratore, di riprendere l'attività di produzione. Il compratore dello smelter di Portovesme potrebbe essere la multinazionale svizzera Glencore e qualche novità in merito si saprà al tavolo ALCOA del MISE del 10 settembre. Sotto il Ministero dello Sviluppo Economico in via Veneto quel giorno di saranno almeno 500 operai del Sulcis iglesiente più una delegazione di artigiani, commercianti e rappresentanti istituzionali del territorio, come da organizzazione Cgil, Cisl e Uil del Sulcis e delle Rsu. Intanto sopra un silos a Portovesme sono saliti due operai dell'ALCOA che, proprio come il portavoce della Carbosulcis che si era ferito al braccio davanti alle telecamere, sembrano "sottolineare" che anche loro fanno "sul serio". Un sindacalista ha riferito a Videolina, l'emittente sarda, che "sono disperati e pronti a farsi del male qualora non venisse rallentata la fermata degli impianti". Ma la macchina che si occupa della deindustrializzazione del Sulcis, senza soldi pubblici, è molto difficile che si possa fermare.

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