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Sindrome di Quirra come dei Balcani: una vergogna tutta italiana

Intorno al poligono Salto di Quirra, in Sardegna, chiamato anche di Perdas de Fogu, da un decennio si registrano troppi casi di leucemie, tumori e nascite di bambini e animali con malformazioni genetiche. La Asl di Cagliari indaga. Ma cos'è la Sindrome di Quirra?

Le Asl di Cagliari e di Lanusei stanno effettuando un'indagine sul poligono del Salto di Quirra in Sardegna e stando alle prime indiscrezioni sarebbe emerso che il 65% degli allevatori che vivono intorno al poligono interforze si sarebbe ammalato di leucemia e di linfomi nell'ultimo decennio, senza contare le decine di animali nati deformi.
"Il poligono Salto di Quirra, chiamato anche di Perdas de Fogu (in lingua sarda pietre di fuoco), è il poligono più grande d'Europa, il fiore all'occhiello delle forze armate italiane" spiega in un'intervista del 2007 Mariella Cao del Coordinamento Sardo "Gettiamo le Basi" (http://tinyurl.com/2eatzmw).
Mariella Cao spiegava che il poligono di Quirra viene "usato però, non solo dalle forze armate ma dato in affitto alle varie multinazionali delle armi, che lo usano come palestra per fare esperimenti, test, collaudi, come show-room per vendere armi, per far vedere come funzionano bene razzi e missili".
Il problema nel poligono di Perdas de Fogu è che dal 1998 si registrano intorno alla base e nei paesi limitrofi centinaia di casi di leucemia, tumori al sistema emolinfatico e nascite con malformazioni genetiche, non solo tra gli animali ma anche tra gli esseri umani. Nel paese di Escalaplano, per esempio, situato sul lato Ovest, nel confine interno del poligono, si contano 14 casi di bambini nati con gravissime malformazioni genetiche.
In Sardegna tale situazione è nota come la Sindrome di Quirra "perché sono le stesse patologie della cosiddetta sindrome del Golfo e dei Balcani" spiega sempre la Cao.
Immediatamente, infatti, si è pensato che a causare tali malattie fosse l'uranio impoverito e se all'inizio l'attenzione era rivolta soprattutto sui militari che rientravano dai Balcani in seguito si è cominciato a pensare che poiché "il poligono viene usato soprattutto da imprese private" spiega sempre nell'intervista Mariella Cao, era possibile che nella base si sperimentassero armamentari all'uranio.
"Però il sospetto non è solo l'uranio, all'inizio si è partito dall'uranio – continua Mariella Cao - Oggi, paradossalmente, speriamo che sia solo uranio!".
"I sospetti vanno...anche se detto così può sembrare quasi assurdo - spiega Mariella Cao - che ci siano esperimenti mirati sulla popolazione. Ripeto, può sembrare assurdo, però teniamo presente che questi esperimenti sono stati fatti, ufficialmente ammessi, dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra, dalla Francia e persino dalla pacifica Svezia. Rientrano tra le cose che fanno, poi si viene a sapere quando si solleva la protesta e si cercano gli atti".
Ad indagare sulla Sindrome di Quirra la professoressa Antonietta Morena Gatti del Policlinico universitario di Modena e consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito. La tecnica della professoressa Gatti mira infatti a trovare le nanoparticelle di metalli pesanti.
"La dottoressa Gatti ha fatto delle ricerche a Quirra e a trovato nei tessuti delle persone di Quirra le stesse nanoparticelle trovate su Valery, un militare sardo morto di leucemia dopo aver prestato servizio sui Balcani - racconta sempre la Cao - "Le ricerche della dottoressa Gatti hanno individuato nei tessuti di Valery e nei tessuti di alcune persone di Quirra ammalate le stesse nanoparticelle".
"All'inizio la scoperta della dottoressa Gatti è stata accolta con favore dal mondo militare perché distraeva i sospetti dall'uranio. Però, quando è cominciato a diventare sempre più chiaro che queste nanoparticelle si formano solo ad altissime temperature e che, quindi, se l'uranio non è l'agente killer è però il mandante, la dottoressa Gatti è stata dimenticata" conclude Mariella Cao.
In Sardegna non è solamente il poligono di Quirra ad essere sotto osservazione dai comitati di cittadini, ma anche la base di Teulada e della Maddalena, solo da poco abbandonata dagli amercani dove transitavano e venivano riparati per esempio sommergibili a reazione nucleare, che potrebbero aver rilasciato nell'ambiente materiale radioattivo.
La cosa inquietante è che se in "Italia ci sono 40.000 ettari di demanio militare" conclude la Cao, ben "24.000 sono concentrati in Sardegna. C'è il poligono di Quirra, il più grande in assoluto d'Europa. Poi segue il poligono di Teulada, che è il secondo poligono più grande d'Europa ma il primo per intensità di utilizzo, con circa 7.200 ettari, la metà del poligono di Quirra. Poi c'è il poligono di Capo Frasca con circa 1.470 ettari, legato alla base aerea di Decimomannu, che sono un altro migliaio di ettari. Poi c'è tutta la militarizzazione del cielo e tutta la militarizzazione del mare. Per esempio il mare annesso a Quirra supera tutta la superficie della stessa Sardegna. Il mare annesso a Teulada sono qualcosa come 750km3".
La Asl di Cagliari precisa in una nota che "per quanto di sua competenza nel progetto istituito nel 2008 da parte del Ministero della Difesa, con il quale è stato creato un Comitato territoriale di indagine composto da Forze Armate, Enti Locali, Asl interessate (supportato da una Commissione di esperti e con la supervisione e verifica da parte dell'Arpas) sente il dovere di tutelare la popolazione da allarmismi che potrebbero rivelarsi prematuri e infondati".

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