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Sardegna: radar "anti-migranti" non si fermano. Ma neppure i presidi

In Sardegna i "radar anti-migranti" non si fermano e così la volontà dei sindaci e dei cittadini a resistere sull'installazione di nuove "servitù militari". Ma c'è una novità emersa al vertice tra sindaci e autorità: i radar non sarebbero militari ma assolutamente "civili".

In Sardegna si vogliono costruire, in zone incontaminate e di grande valore ambientale e naturalistico, dei "misteriosi" radar "anti-migranti" pare di fabbricazione israeliana. E' proprio Legambiente Sardegna (http://is.gd/2ekYMy) a scrivere in un comunicato che "i quattro radar previsti in Sardegna fanno parte di un progetto nazionale che comprende in totale 18 installazioni dislocati nelle regioni del centro e del sud d'Italia" e le zone scelte dovrebbero essere: 'Capo Pecora a Fluminimaggiore, Capo Sperone a Sant'Antioco, Punta Foghe a Tresnuraghes, l'Argentiera nel comune di Sassari, tutte zone di alta valenza ambientale,paesaggistica e naturalistica tutelate dal PPR". Ovviamente i cittadini sardi non ci stanno ad essere soggetti una volta di più alle "servitù militari" di cui la Sardegna è una delle regioni italiane più soggette, ed hanno incominciato a protestare con dei presìdi nei luoghi dove si vorrebbero costruire le antenne. Anche la preoccupazione per la salute e per le radiazioni elettromagnetiche preoccupano i cittadini, anche perché su questi impianti sovente non c'è mai trasparenza e diretto controllo da parte della popolazione. C'è un blog che si sta occupando della situazione che si chiama "NORADARSARDEGNA" (http://is.gd/61rj0u) che descrive la vicenda nella sua presentazione in modo molto efficace: "Nessun Radar né a Capo Sperone né altrove. Contro la militarizzazione dei territori, il controllo e la repressione sociale. Mobilitiamoci dal basso per impedire la costruzione di un radar di 36 metri per il controllo dei flussi di migranti dal nord Africa. Impediamo l'ennesimo sfratto a favore dei militari e l'ennesima fonte di inquinamento". Mercoledì 25 maggio si è tenuto un vertice tra gli amministratori locali coinvolti (anche "obtorto collo") nel progetto dei "radar" e i Prefetti di Cagliari e Oristano. Un sit in dei cittadini "no radar" fuori dalla Prefettura di Cagliari, intanto, manifestava contro l'iniziativa (qui le foto http://is.gd/JIin4M). Ma il risultato della riunione, come testimonia anche la cronaca de "L'Unione Sarda" del 26 maggio (http://is.gd/8UqPfQ) è stata molto amara per chi non vuole queste "antenne" nel proprio territorio, perché la faccenda sarebbe "questione di sicurezza nazionale". E quindi, nella tradizione italiana, occidentale e "cinematografica", quando c'è in ballo "la sicurezza nazionale" le istanze della popolazione vengono spesso messe da parte (ma sempre nel loro interesse "più ampio" ovviamente, no?). I sindaci presenti al vertice di mercoledì, forse perché l'"interesse nazionale" di solito fa pensare a qualcosa di "top secret" e quindi di "militare" hanno chiesto che questi "radar" siano spostati in luoghi dove già esistono servitù militari. Ma questo non sarebbe possibile perché, come come si legge dall'Unione Sarda: "I rappresentanti della Guardia di Finanza hanno, peraltro, sottolineato che non si tratta di attività militari, ma di radar a uso civile". Questi radar servirebbero, sempre come riporta il quotidiano sardo "in un'ottica di controllo dei migranti e anche dei traffici di stupefacenti". Inoltre chi vuole costruire questi "radar" afferma che non ci sarebbero assolutamente problemi per la salute. Ovviamente i comitati "no radar" naturalmente non si arrendono e promettono che i comitati "sparsi" per l'isola si fonderanno in uno solo. Come per altre "costruzioni" invise alle popolazioni (ad esempio la TAV), l'unico mezzo possibile per contare "democraticamente" nelle decisioni (oltre ai referendum, quando possibili) rimane il presìdio fisico dei territori (sempre in modo assolutamente nonviolento) e l'informazione. Intanto Antonio Cinellu, sindaco di Tresnuraghes dopo l'incontro in Prefettura afferma: "Nel nostro comune non metteranno piede". E c'è da credergli.

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