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Sardegna in crisi: "inaccettabile subire ulteriori penalizzazioni"

La protesta popolare in Sardegna, attentamente "silenziata" dai media, rischia di degenerare "verso chine pericolose e dagli esiti non più controllabili". Parola di Ugo Cappellacci, Presidente della Regione Sardegna che scrive una lettera-appello a Mario Monti.

La Sardegna vive una profonda e drammatica crisi. Questa crisi viene dopo "altre" crisi mai risolte, crisi che hanno continuato a dividere le famiglie sarde, con i figli che, ad un certo punto, sono costretti a partire, ad emigrare chissà dove. Questa volta però i tempi sembrano maturi per una "rivoluzione", tanto che la situazione potrebbe "sfuggire di mano". La preoccupazione è condivisa dalle istituzioni regionali, anche se nell'Italia assolutamente virtuale e non geografica, rappresentata dalla "gente che sta benissimo" (ed è probabilmente la maggioranza, a sentire certi discorsi), il sottostimare la situazione è ormai diventata la procedura operativa standard. Eppure oggi come non mai le parole del leader del Movimento Pastori Sardi Felice Floris risuonano come profetiche. "La Sardegna non ha bisogno di essere contagiata - diceva Floris - è già una polveriera pronta ad esplodere: se al nostro movimento aggiungiamo i nostri fratelli delle partite IVA, i pescatori, gli operai, i disoccupati e altre categorie, ditemi voi se non è esplosiva. E' solo questione di tempo, poco tempo. Ormai tutti stanno prendendo coscienza che questa politica (non solo sarda o italiana, di destra o di sinistra) se ne frega della gente che lavora e produce, la loro preoccupazione e difendere loro stessi e i poteri forti, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, dove si preferisce aiutare le banche e non la piccola azienda, dove si preferisce lasciare i nostri campi incolti e importare porcherie da chissà dove, il tutto in nome di una globalizzazione che è tale solo per il sistema finanziario, avendo come risultato la ghettizzazione del resto delle categorie" (http://is.gd/bZ7XQt). Così mentre nel Sulcis Iglesiente 23 sindaci consegnano la fascia tricolore al Prefetto di Cagliari, la memoria non può che tornare al 4 settembre 1904 quando a Buggerru si organizzò il primo sciopero generale della storia italiana (http://is.gd/Z1ohzG). Forse anche per questo che Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna, ha inviato una lettera-appello al premier tecnocrate Mario Monti per informarlo che la situazione potrebbe degenerare. Lo stesso Cappellacci, proprio come Floris (e questo dà l'idea della gravità della situazione) non lesina metafore piriche nella sua missiva. Eccola in versione integrale: "Illustrissimo Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri, come sottolineato nella mia precedente nota di accompagnamento al 'Dossier Sardegna', con la presente intendo rappresentare il difficilissimo momento attraversato dalla Regione sarda. Una situazione grave per l'occupazione, l'economia, il sistema economico, industriale e sociale di tutta l'Isola. In questi giorni, l'annunciata chiusura degli stabilimenti Alcoa ha avuto l'effetto di una miccia sulle polveri esplosive della crisi: cortei, manifestazioni quotidiane, blocchi delle strade, dei porti e degli aeroporti fanno vivere questa terra nel dramma della rivolta popolare. È a rischio l'ordine pubblico. Le chiedo, perciò, di poterla incontrare con urgenza per individuare insieme alcune azioni concrete per dare risposte adeguate ai territori oggi in estrema sofferenza. Come già evidenziato, per l'Isola è inaccettabile subire ulteriori penalizzazioni. La Sardegna è, al pari delle altre Regioni, parte integrante della Repubblica italiana e si aspetta quanto meno la stessa disponibilità assicurata alla Sicilia che in tempi strettissimi ha avuto la possibilità di poterla incontrare. Illustre Presidente Monti, il Popolo Sardo non cerca assistenzialismo. Chiediamo esclusivamente il rispetto della nostra specialità legata all'insularità, eguali opportunità e la pari dignità con le altre Regioni del nostro Paese. Sono certo che Ella saprà cogliere l'urgenza e lo spirito di questo accorato appello improntato sempre ad un sereno e leale rapporto di collaborazione istituzionale funzionale anch'esso al rilancio della crescita e dello sviluppo di tutto il nostro Paese. Considerata l'urgenza e il clima di tensione sociale, l'auspicio è che già per la prossima settimana sia possibile avere l'incontro tra il Governo e la Giunta Regionale. Ulteriori ritardi rischierebbero di far degenerare la protesta popolare verso chine pericolose e dagli esiti non più controllabili. Confido che Ella non vorrà sottovalutare quanto rappresentato".
Ugo Cappellacci, forse in ossequio al retaggio "tecnico" di Monti, chiosa come nelle migliori lettere commerciali: "Resto in attesa di un Suo cortese riscontro".

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