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SULCIS, ALCOA smentisce acquisto smelter: nessuna proposta concreta

ALCOA dichiara che non c'è "nessuna nuova manifestazione di interesse da parte di potenziali acquirenti dell'impianto Alcoa di Portovesme", gli operai scendono dal silos dello stabilimento e cessano la protesta a 70 metri. Intanto un finto pacco bomba viene trovato vicino all'ALCOA. Lunedì a Roma 500 operai in protesta.

Si è parlato di Glencore e di Klesch come possibili acquirenti dello smelter di Portovesme, nel Sulcis Iglesiente, di proprietà della multinazionale americana ALCOA (acronimo di Aluminum Company of America). Ma come ha dichiarato il ministro Corrado Passera oggi "non ci sono imprenditori disposti a farsi carico di questa azienda" anche se il Governo "impegnerà a cercare candidati eventuali ma nello stesso tempo bisogna avere il coraggio di ripensare anche ad altre alternative". Le "alternative" avrebbe dovuto fornirle la politica che invece, dal punto di vista "strutturale", nel sud della Sardegna tace da almeno vent'anni. E le ore nel Sulcis si fanno sempre più calde, soprattutto dopo che gli operai in protesta sopra il silos dello stabilimento , dopo quattro giorni di occupazione, hanno deciso ieri di scendere da quota 70 metri d'altezza. Nella cronache gli operai vengono "sostituiti" infatti da quello che è stato definito dagli investigatori "comunque un brutto segnale", e cioè un finto pacco bomba piazzato sotto un traliccio dell'alta tensione nei pressi dell'ALCOA. L'ordigno artigianale consisteva in due pacchi contenenti ciascuno quattro candelotti di dinamite fortunatamante pieni di innocuo mastice, collegati ad una batteria, "segnalati" nella mattinata all'ANSA e all'Unione Sarda dalla voce di una donna "con accento straniero". Dopo un primo "brillamento" perché si sospettava la presenza della "gelatina" all'interno, gli artificieri hanno scoperto che in realtà il pacco bomba era un falso. Intanto solamente ieri l'ALCOA ha diramato una nota stampa che è stata recepita dai media come il "de profundis" dello smelter di Portovesme e che invece, sostanzialmente, ripeteva ciò che si sapeva già. "Dopo la comunicazione fatta ai sindacati il primo settembre, abbiamo iniziato il processo di chiusura - si legge nel comunicato ALCOA -. Una volta conclusa la chiusura della maggior parte delle unità produttive, provvederemo alla corretta manutenzione dello smelter così che sia pronto a essere riavviato da un altro operatore, nel caso si facesse avanti. Manterremo lo smelter in questa condizione per un altro anno e continueremo a impiegare i nostri dipendenti fino alla fine del 2012. Per mantenere viva questa possibilità, è di vitale importanza portare avanti il processo di chiusura in modo ordinato e tempestivo secondo il piano definito dal management dello stabilimento. Un processo ordinato di chiusura è, inoltre, fondamentale per tenere sotto controllo le attività e garantire la sicurezza dei nostri dipendenti, della comunità locale e dell'ambiente". L'ALCOA ha deciso di emettere la nota stampa per il "il comprensibile livello di preoccupazione per il futuro dello smelter di Portovesme e dei suoi dipendenti e collaboratori ha portato a una grande quantità di congetture e commenti". Continua la nota della multinazionale americana: "Sebbene siamo soliti non commentare le indiscrezioni, riteniamo utile riconfermare che dal primo agosto non abbiamo ricevuto nessuna nuova e concreta manifestazione di interesse da parte di potenziali acquirenti dell'impianto Alcoa di Portovesme". Questa ultima frase rappresenta forse la "chiave politica" della vicenda, con il governo regionale e nazionale che, con tutte le sue "leve" a disposizione non è riuscito né a "trovare" un compratore, né a trovare una soluzione per gli operai ALCOA. Nel frattempo la situazione sociale nel Sulcis è sempre più tesa, con una manifestazione di lunedì dieci settembre a Roma che potrebbe per alcuni osservatori "scantonare" e così il dramma di una terra che da troppi anni agonizza potrebbe essere "dimenticato" e sostituito da un "problema di ordine pubblico".

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