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Referendum Sardegna, quorum raggiunto: Sì ad abolizione Province

Dopo il referendum sul nucleare, la Sardegna raggiunge il quorum anche per i cosiddetti quesiti referendari "anticasta", che chiedono l'abrogazione delle Province e tagli alla politica, che ora deve dare quelle risposte che i sardi si attendono, come sottolinea Michele Cossa dei Riformatori.

"Giornata di grande partecipazione popolare che rappresenta una vittoria per la Sardegna e per tutti i sardi". E' così che commenta l'esito dei 10 referendum, che hanno raggiunto tutti il quorum con la netta vittoria dei Sì, il presidente della Regione Ugo Cappellacci.
I quesiti referendari sono stati promossi dal movimento guidato dal partito dei Riformatori Sardi, sostenuto da circa 200 sindaci della Sardegna ed appoggiato, appunto, anche dal governatore Cappellacci, che sottolinea come da oggi "i cittadini si riappropriano degli spazi della politica e danno essi stessi impulso a una stagione di cambiamento non più rinviabile, che deve coinvolgere tutta la politica e l'intera società sarda - aggiungendo - Al di là delle appartenenze di ciascuno, bisogna cogliere questo messaggio chiaro e la volontà espressa di una Sardegna che intende decidere con scelte autonome e di rottura con il passato".
Sulla stessa linea Michele Cossa, vice presidente del Consiglio regionale e coordinatore regionale dei Riformatori Sardi, che precisa come il raggiungimento del quorum sia "un grande risultato" perché "la Sardegna ha risposto e ha chiesto il cambiamento".
La richiesta di cambiamento della Sardegna comincia quel 15 novembre, perché in un mese vengono raccolte 30mila firme per 10 referendum, in cui si chiede l'abrogazione delle quattro Province di recente istituzione (2001), Carbonia Iglesias, Medio Campidano, Olbia Tempio e Ogliastra (i Sì superano il 97%) e per tagliare le indennità dei consiglieri regionali (Sì 97,22%).
Gli altri cinque quesiti sono consultivi, per comprendere se i sardi sono favorevoli:
- alla cancellazione delle 4 Province storiche, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano (qui i voti Sì si fermano intorno al 69%) - a portare da 80 a 50 il numero dei componenti del Parlamento sardo (Sì al 98,33%) - a cancellare i consigli di amministrazione degli enti regionali (Sì al 97%) - ad istituire un'Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto autonomistico (Sì 93,99%) - ad eleggere direttamente il presidente della Regione attraverso le primarie (Sì 96,76%).
L'Unione delle Province, il 31 marzo 2011, tenta un ricorso al Tar per chiedere una sospensione dei referendum relativi alla cancellazione delle Provincie, che si dichiara non competente in materia. Così la stessa richiesta viene presentata presso il Tribunale di Cagliari, che però non viene accolta.
"Adesso la politica deve dare le risposte che i sardi si attendono - precisa quindi Michele Cossa - anzitutto una politica più morigerata nei costumi e nei costi e attenta agli interessi dei propri amministrati" perché "la Sardegna vuole una svolta profonda nel modo di operare delle Istituzioni e nella stessa architettura istituzionale. Sono maturi i tempi per la costituzione di un ampio fronte in grado di raccogliere questa spinta e di diventare artefice del cambiamento", promettendo che "questo d'ora in avanti" sarà l'impegno dei Riformatori Sardi.

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