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Pastori Sardi scrivono a Napolitano. Perché non c'è più Pertini

Il Movimento Pastori Sardi dopo essere stato "sequestrato" a Civitavecchia il 28 dicembre, aver posto delle domande (ignorate) al Ministro Maroni, aver incassato la solidarietà anche della Regione sarda, scrivono a Napolitano, perché i lupi non si confondano con gli agnelli.

C'è una sensazione comune negli "ultimi" del terzo millennio, quella di non riuscire, malgrado tutti i mezzi di comunicazione a disposizione, a farsi "sentire". In realtà questo è un falso problema perché il problema sta nella gente, a tutti i livelli, che non sa, o non vuole, ascoltare.
Ma il cruccio rimane, poiché il fatto più terribile, soprattutto per un sardo, è quello di essere "male interpretato", quello di passare "dalla parte del torto" quando si ha ragione, insomma da passare da lupi quando si è agnelli. Per dirla con Floris dell'MPS "nei confronti di noi pastori esistono molti pregiudizi difficili da superare".
Ma i fatti restano, come le ferite, non solo nel corpo e nello spirito, ma nei diritti costituzionali. E non è un caso che dopo i fatti accaduti al porto di Civitavecchia il 28 dicembre, quando la delegazione dei Pastori Sardi è stata bloccata e trattenuta dalle Forze dell'ordine, sia intervenuta Elisabetta Caponnetto (la moglie del compianto magistrato Antonino Caponnetto) stigmatizzando l'accaduto con il laconico "E' morto il diritto a manifestare" ("Pastori sardi, Betta Caponnetto: 'E' morto il diritto a manifestare' http://tinyurl.com/4z9ulmo).
Nonna Betta Caponnetto, nella sua accorata lettera scritta insieme a Domenico Bilotta della Fondazione Antonino Caponnetto, sottolineava proprio la mancanza di interlocutori: "E oggi? Chi ci difende? - scriveva - Non abbiamo più Antonino Caponnetto, Sandro Pertini né i nostri padri costituenti a difendere i valori della nostra Carta! Ci rimane la dignità!".
E dopo queste parole che evidenziano il completo declino politico e morale del nostro Paese, Felice Floris, leader del Movimento Pastori Sardi non poteva che scrivere al "primo Garante e il più geloso Custode" della nostra Costituzione ovvero il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Riportiamo la lettera integrale di Floris che, con la consueta umiltà, scrive al Presidente Napolitano sui fatti di Civitavecchia dove le "Forze dell'ordine che ci hanno letteralmente sequestrato e poi rinchiuso contro la nostra volontà in un recinto". Il che è paradossale per dei pastori.
Da notare l'educazione, la civiltà, la nobile vis politica e l'assoluto pacifismo dei pastori.
"Illustre e Carissimo Presidente, così come tanti altri in questo difficile momento della vita del nostro Paese (da ultimo gli studenti romani) ci rivolgiamo direttamente a Lei per riferirLe quanto accaduto nella mattinata di martedì 28 dicembre nel Porto di Civitavecchia all'arrivo di una delegazione del nostro movimento che intendeva raggiungere Roma per organizzare una conferenza stampa che portasse all'attenzione di tutta l'opinione pubblica i gravi problemi del mondo agropastorale sardo e annunciare la nostra volontà di dar vita ad un Movimento Europeo dei Pastori del Mediterraneo.
Eravamo poco più di un centinaio provenienti da tutta la Sardegna e in noi non c'era alcuna idea bellicosa.
Al Porto di Civitavecchia eravamo attesi da un imponente schieramento delle Forze dell'ordine che ci hanno letteralmente sequestrato e poi rinchiuso contro la nostra volontà in un recinto senza che avessimo commesso alcun reato e senza che avessimo intenzione di commetterne, perche siamo gente pacifica, anche se qualche volta, proprio l'intervento sproporzionato delle Forze dell'ordine ha creato disordine in qualche nostra manifestazione.
Ci creda, Signor Presidente: nei confronti di noi pastori esistono molti pregiudizi difficili da superare, anche se in questi anni abbiamo ottenuto manifestazioni di grande solidarietà da tanti lavoratori e cittadini come noi.
E' inutile oggi ricordare, signor Presidente, i principi di libertà contenuti nella nostra Costituzione di cui Lei è il primo Garante e il più geloso Custode. Riteniamo però doveroso e giusto riaffermare che questi principi, certamente per ordini venuti dall'alto e non per imprudente iniziativa degli agenti presenti, sono stati violati durante i fatti accaduti nel Porto di Civitavecchia. E questa violazione intendiamo denunciare con questa lettera, così come ha fatto, almeno per una volta, all'unanimità, il Consiglio Regionale della Sardegna.
Creda, Signor Presidente, alla nostra più profonda stima e alla nostra riconoscenza di sardi e di italiani che accanto al Tricolore sventolano anche la gloriosa bandiera dei Quattro Mori, tanto cara ai nostri conterranei che hanno dato anche la vita per la nostra Repubblica.
Le chiediamo, Signor Presidente, di aiutarci a fare chiarezza a tutti i livelli sul perché il nostro diritto di manifestare, protestare e spiegare le ragioni della nostra lotta e del nostro malessere sia stato negato. Sul perché i nostri figli che ci hanno accompagnato abbiano dovuto sopportare con noi l'offesa del rientro in Sardegna sotto scorta come se fossimo pericolosi criminali da isolare e mettere in quarantena.
Affinchè, Signor Presidente, le libertà fondamentali di tutti noi non debbano mai più soffrire un simile inaccettabile affronto.
Movimento Pastori Sardi".

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