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Pastori Sardi a Milano: o la Borsa o la vita

Il Movimento Pastori Sardi ha manifestato pacificamente sotto la Borsa di Milano spiegando ai cittadini non solo i motivi "tecnici" della protesta ma la necessità di protestare. Contro monopoli e lobbies che mercificano "i prodotti agricoli come un qualunque prodotto dell'economia".

Il Movimento Pastori Sardi ha manifestato davanti alla Borsa di Milano il 25 febbraio. Questa volta, a parte i soliti inconvenienti (voluti o meno), non ci sono state "sospensioni della Costituzione" come a Civitavecchia lo scorso 28 dicembre. I Pastori Sardi aspettano comunque risposte politiche e istituzionali ufficiali su quel giorno che non sono mai arrivate.
I media (internet compresa) si sono occupati poco dei Pastori, come sempre, anche se incomincia a crescere la sensibilità e la comprensione verso una problematica che non è solo sarda ma coinvolge tutta l'Europa.
Mentre il Ministro Galan rinvia l'incontro con Floris e compagni a "data da destinarsi", Papa Benedetto XVI invece li riceverà mercoledì 2 Marzo in Udienza. Non poteva essere altrimenti, visto che il Papa è anche lui un Pastore.
Ma perché i Pastori Sardi sono finiti proprio sotto la Borsa valori di Milano a protestare per il loro situazione? La spiegazione sta in un loro volantino che, come civilissimo costume, era già pubblico due sere prima della manifestazione, sul loro sito "movimentopastorisardi.org".
Il "volantino" è molto chiaro e "rivoluzionario" in tempi di eclissi morale e di appiattimento critico e politico, una frase per tutte: "Ormai tutto quello che viene prodotto dalla terra non ha nessun valore, siano essi beni di natura animale o vegetale anche se si tratta di prodotti indispensabili per la Vostra esistenza".
Questa frase pare quasi tratta da un libro di Robert Sheckley ed è di una verità disarmante. In realtà il muro di gomma contro cui i pastori combattono, a furia di proverbiali testate metafisiche (i Pastori Sardi sono da sempre nonviolenti), è costruito non tanto dalle istituzioni, ma dalla insensibilità e superficialità della "gente", non tanto nei confronti dei Pastori stessi (i pregiudizi si sprecano, come sempre) ma nei confronti della propria vita e alimentazione.
Se solo la "gente" sapesse (e capisse) che differenza di sapore c'è tra un formaggio "vero" fatto dal pastore in modo tradizionale e quello "ersatz" che trova nel banco frigo, capirebbe meglio che i Pastori Sardi non difendono "solo" i loro interessi ma gli interessi di tutti. Di tutti quelli che non vogliono che gli animali si nutrano con l'olio dei camion e che i pomodori vengano annaffiati con acqua delle fogne.
Perché, ricordano i Pastori Sardi sul loro "Volantino per i cittadini milanesi" (http://is.gd/vKJdMa): "Il controllo delle produzioni Agro-Zootcniche e della commercializzazione mondiale è in mano a poche multinazionali come la Nestlè, la Carrefour, la Monsanto, la DuPont, la Syngenta, la Limagrain ect, che aumentano i loro profitti in maniera vergognosa a spese dei consumatori e degli agricoltori".
Non a caso nel loro foglio per i cittadini, che introduce i motivi della protesta, i Pastori scrivono: "Oggi, siamo qui in sit-in davanti alla Borsa di Milano per denunciare il ruolo negativo che questo istituto ha nei confronti del comparto agricolo, mercificando i prodotti agricoli come un qualunque prodotto dell'economia". I prodotti agricoli non sono un QUALUNQUE prodotto, è giusto sempre sottolinearlo, e aggiungono: "In epoca di globalizzazione finanziaria si aggiunge la finanziarizzazione dei prodotti agricoli alimentando così la speculazione borsistica e il dominio dei monopoli".
Ecco il motivo per cui i Pastori Sardi erano sotto la Borsa valori. Per dimostrare che la Borsa non è un valore, e che i valori non possono essere mercificati in Borsa. E che ormai, per i Pastori Sardi e per gran parte del popolo italiano, il futuro è sintetizzato dalla frase degli antichi rapinatori: "O la Borsa o la vita".

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