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Equitalia "piaga" della Sardegna: digiuno ad oltranza di 7 donne sarde

Uno sciopero della fame ad oltranza, sotto la sede del Consiglio regionale a Cagliari, per risolvere la "piaga di Equitalia che tanto male ha fatto alla Sardegna", come spiega una delle 7 donne che chiedono l'applicazione dell'art.51 dello Statuto speciale sardo.

La Sardegna protesta contro Equitalia, e lo fa attraverso le sue donne. Alcune attiviste dell'iRS (Indipendentzia Repubrica de Sardigna), insieme a Rosalba Sairu, Libera Mossa e Maria Luisa Rubiu, hanno infatti dal 7 novembre iniziato uno sciopero della fame ad oltranza, e vivendo in tre camper rimarranno davanti alla sede del Consiglio regionale in viale Trento (Cagliari) fino a quando questo non prenderà "provvedimenti urgenti di sblocco della drammatica situazione economica della Nazione Sarda applicando l'art.51 dello Statuto speciale della Sardegna" come sottolinea l'iRS. L'articolo in questione, infatti, stabilisce che "La Giunta regionale, quando constati che l'applicazione di una legge o di un provvedimento dello Stato in materia economica o finanziaria risulti manifestamente dannosa all'Isola, può chiederne la sospensione al Governo della Repubblica, il quale, constata la necessità e l'urgenza, può provvedervi, ove occorra a norma dell'art. 77 della Costituzione". "Davanti ad una crisi senza precedenti che mette in serio rischio gli equilibri sociali di questa terra - fa notare sempre l'iRS - il braccio esecutivo del fisco italiano Equitalia costituisce un danno evidente, tale per cui è doverosa la sospensione delle cartelle esattoriali, delle aste e degli sfratti, un sistema che solo con la legge n. 44-'88 ha prodotto nelle campagne 602 morti, 2 al mese per 23 anni". "Siamo convinte che il digiuno a oltranza, inteso come forma di protesta non violenta, possa portare un po' di pace ai sardi, donne e uomini - spiega Bettina Pitzurra, attivista dell'iRS - E' proprio per i sardi infatti che chiediamo il blocco delle cartelle esattoriali". Bettina Pitzurra spiega come la Regione possa "intervenire con questa ultima chance per affrontare questa disastrosa emergenza economica e sociale in Sardegna" ricordando inoltre come "lo Stato italiano è debitorio nei nostri confronti (della Sardegna, ndr) di 10 miliardi di euro con la vertenza entrate, che molto probabilmente son diventati undici perché sono passati anni dal precedente governo Prodi" eppure, aggiunge "chiedono ai vessati attraverso Equitalia 4 miliardi". Che, quindi, potrebbero perlomeno essere scalati dal credito che vanta la Sardegna, lasciano intendere le donne sarde. Già nel 2004 iRS "denunciava che lo Stato italiano doveva alla Sardegna una cifra intorno ai 10 miliardi di euro" come si legge sul loro sito, spiegando appunto che "tale dato risultava dagli studi della Fondazione Agnelli e da altre fonti ministeriali". "In pratica - continua l'iRS - lo Stato italiano non restituisce alla Regione i sette decimi dell'IRPEF riscossa sull'Isola insieme a quote analoghe di altre imposte e IVA" (irsonline.net/vertenzaentrate). Tra le 7 donne in sciopero della fame c'è anche Claudia Aru, 30 anni e laureata in quattro anni con il massimo dei voti, ma precaria, che spiega: "Abbiamo iniziato questo digiuno ad oltranza, ciascuna per dei motivi personali che comunque confluiscono tutti in un unico grande problema, che è rappresentato dal fisco, dalle banche, dal sistema generale. Per questo noi chiediamo l'applicazione dell'articolo 51 affinché delle leggi che sono ingiuste per il popolo sardo possano essere impugnate. E quindi che una piaga, come quella che è Equitalia che tanto male ha fatto alle aziende della Sardegna, possa essere in un certo modo risolta". Rosalba Sairu è purtroppo salita agli "onori" della cronaca per lo "sfratto coatto", come sottolinea la donna stessa, della propria casa e dei propri terreni (Youtube - http://is.gd/uArwDd), e in un video postato sulla pagina Facebook dell'iRS (http://is.gd/qLzP7i), che segue quotidianamente la protesta, spiega di essersi unita alle altre donne "per rivendicare i diritti di famiglia" e racconta: "Io sono stata sfrattata, ho perso tutto. Ora ci ospitano dei parenti, abbiamo difficoltà con il bestiame, che ora sono in un pezzettino di terreno che mi hanno lasciato, provvisorio, ma prima o poi me lo richiederanno". Claudia Aru le chiede: "Vi hanno assediato (durante lo sfratto, ndr) come se foste dei criminali?". "Sì, una cosa incredibile, non avrei mai immaginato una cosa del genere - risponde Rosalba Sairu - Ho visto la macchina dalla finistra della cucina, mio marito si è accorto subito che era uno della Digos, non abbiamo fatto in tempo ad arrivare alla porta della cucina ed erano già tutti dentro, nelle camere, dappertutto per vedere chi c'era. Ma già sapevano chi c'era in casa, perché eravamo controllati dal giorno prima. Loro hanno aspettato che mio figlio andasse a lavorare e poi son venuti". "C'erano anche due elicotteri...quanti soldi avranno speso! - commenta ironica Rosalba Sairu - E due volte questo è successo, però l'atra volta si era riuscito (ad evitare lo sfratto, ndr) perché c'era gente...Da quel giorno però sono stata male, perché avevamo paura anche di uscire, perché sapevamo che ci dovevano fare lo sfratto coatto". A portare avanti lo sciopero della fame anche Marialuisa Rubiu, che rivela il suo più grande desiderio, quello di "non arrivare al punto di perdere tutto per un lavoro fatto con passione - spiegando - Mi piacerebbe, con questa iniziativa, attirare l'opinione pubblica, di venirci incontro, di ascoltarci e di far sì che le aziende sarde, qualsiasi siano, agricoltura, pastorizia e non, abbiano la possibilità di andare avanti". Nel video postato su Facebook dall'iRS Bettina Pitzurra invita infine tutti quanti a partecipare, ma anche a dare visibilità, alla manifestazione del popolo sardo indetta per il 10 novembre, organizzata "con tutti i movimenti sardi" spiega l'attivista, sottolineando come ci sia inoltre solidarietà verso "i lavoratori delle industrie in particolare, che l'11 novembre saranno a Cagliari", per lo sciopero generale e la manifestazione per il lavoro, lo sviluppo, le riforme e il riconoscimento dell'insularità deciso da CGIL CISL UIL. La protesta della 7 donne sarde, unita a quella di tutto il popolo della Sardegna, diventa quindi, conclude Bettina Pitzurra, "un cosiddetto potere laterale sardo" perché "ognuno che affianca un altro in questo momento può costituire in bellissimo grido di libertà".

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