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ALCOA, operai al MISE: "se chiude faremo la guerra in Sardegna"

Scontri davanti al MISE in via Veneto tra operai ALCOA e forze dell'ordine, tra bottiglie e bombe carta. Sedici feriti, tra cui 14 poliziotti. Operai del Sulcis aspettano una risposta, mentre dicono la Sardegna è "alla fame".

Come avevano promesso, anche se non "in migliaia" come avevano minacciato, in circa 500 gli operai sardi dell'ALCOA di Portovesme sono arrivati a Roma per recarsi davanti al MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) in via Veneto. La promessa degli operai del Sulcis iglesiente era quella di una manifestazione pacifica ma, come era prevedibile, qualche spintone di troppo, e qualche "bomba carta" in più hanno fatto il resto. Scontri con la polizia in tenuta anti sommossa, anche per il tentativo di "sfondamento" delle barriere, hanno prodotto, secondo le ultime notizie 16 feriti. Due sarebbero opeari dell'ALCOA e ben 14 gli agenti di polizia. Manifestazione tesa, partita alle nove e trenta da piazza della Repubblica e che, arrivata di fronte al grande portone in ferro del MISE, aspetta risposte sul futuro dello smelter del Sulcis che produce la totalità dell'alluminio primario in Italia. Mentre gli operai della Carbosulcis hanno "salvato" il proprio posto di lavoro con la promessa di un' analisi da parte del "governo dei tecnici" del progetto integrato "miniera-centrale elettrica" che prevede tra le altre cose il controverso progetto (dal punto di vista ambientale) di stoccaggio della Co2 in miniera, per l'ALCOA le speranze sono ridotte al lumicino. Il Ministero dello Sviluppo Economico fa trapelare l'indiscrezione che la multinazionale americana dell'alluminio (ALCOA sta per Aluminum Company of America) sarebbe disposta a trattare con la svizzera Klesch. Ma in molti operai (come molti analisti) credono che sia l'ennesima "voce" per "tranquillizzare" la protesta, per poi finire "soffocati" non solo dal punto di vista economico ma anche "mediatico". Durante la protesta gli slogan come "andate a lavorate" e "ci avete venduti" non sono mancati, insieme agli spintoni rivolti a Stefano Fassina (Pd). ALCOA dal primo settembre ha incominciato nello smelter di Portovesme lo "spegnimento ordinato" dell'impianto che potrà essere "riavviato" da un possibile compratore entro un anno. Ma per gli operai dal 31 dicembre, pur con gli ammortizzatori sociali concordati con governo e sindacati, la fabbrica sarà comunque chiusa. Le reazioni sono disperate, come rivela la dichiarazione di un operaio ALCOA alle telecamere di Sky: "Se chiude la fabbrica il Sulcis è morto, faremo la guerra in Sardegna, non abbiamo più niente". Ma forse la "guerra" era da incominciare prima, magari vent'anni fa, come osserva qualcuno, oppure quando la Sardegna e il Movimento dei Pastori Sardi erano stati "sequestrati" a Civitavecchia prima ancora di manifestare .

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