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ALCOA Sulcis in chiusura: produce totale alluminio primario italiano

L'ALCOA di Portovesme, nel Sulcis, smelter che produce "il totale dell'alluminio primario italiano" si avvia alla chiusura "ordinata", cella elettrolitica dopo cella. Operai in protesta, territorio depresso, mentre Carbosulcis dovrebbe riuscire a sopravvivere.

ALCOA, la multinazionale americana, in queste ore "brutta sporca e cattiva" (mentre i politici sono incredibilmente buoni e comprensivi) era stata molto chiara in un suo recente comunicato stampa: "Anche se non abbiamo ancora potuto raggiungere un accordo, rimaniamo disponibili a negoziare fine al 31 agosto. Così come convenuto da tutte le Parti a marzo, se per tale data non sarà firmata una lettera di intenti il processo di fermata dell'impianto comincerà. La società si incontrerà il 1° settembre con i Dipendenti e i Sindacati per comunicare i tempi e le modalità del processo di fermata. La società si impegna a mantenere gli attuali livelli occupazionali fino al 31 dicembre. Manterremo poi l'impianto in condizioni di poter essere riavviato con un altro operatore nel caso cambiassero le circostanze. Per poter permettere questa eventuale ripartenza è essenziale che il processo di fermata avvenga in modo ordinato". Per fare chiarezza sulla vicenda, ALCOA ha addirittura aperto un sito (alcoaportovesme.info) dove esiste una "timeline" ed una storia della vertenza che i "politici" paiono non ricordare esattamente. E' infatti interessante, prima di dare meriti, demeriti e colpe, rileggere la pagina del sito intitolata "Il piano di ristrutturazione delle operazioni dell'alluminio primario" per ricordare sommariamente i termini della vertenza. E termine dopo termine è arrivato il fatidico 31 agosto e, come ALCOA aveva promesso, dato che nessuna azienda ha avuto il "coraggio" di firmare una lettera di intenti per la vendita dello smelter di Portovesme, ha incominciato la "chiusura" dell'impianto, e poi Portovesme rimarrà in una sorta di "stand by" che durerà un anno. Il problema dell'ALCOA di Portovesme è quindi essenzialmente politico e molti, già prima che i 56 operai di Portovesme partissero per Roma per la protesta, ricordavano che dal 2010, all'epoca del memorandum d'intesa con Governo e Sindacati, in realtà "nessuno si è mosso". Una mancanza di "volontà politica" emblematica dato che lo smelter di Portovesme produce il totale dell'alluminio primario italiano ed è lo stabilimento con il maggiore consumo di energia elettrica in Italia (2.3 TWh/a). Giunti a questo punto la politica sarda e nazionale forse non hanno saputo comprendere nessuna delle due realtà. Ne consegue che lo stabilimento di Portovesme, in produzione dal 1973, sarà molto difficile oggi "rivenderlo", soprattutto in mancanza di quei finanziamenti europei dal sapore "miracoloso" che la UE potrebbe concedere invece per la Carbosulcis ed il controverso progetto del CSS, ovvero lo stoccaggio dell'anidride carbonica in miniera. Gli operai dell'ALCOA promettono una nuova "marcia su roma" e "non saranno in 56", promettono, come erano venerdì, ma "migliaia". Ma il futuro dell'alluminio sulcitano sembra ormai segnato, insieme alle prospettive di una terra che, in vent'anni, non ha saputo reagire e rimettersi in carreggiata. I vecchi di Portoscuso (Portovesme è una sua "frazione") ricordano i vigneti che c'erano al posto della fabbrica e le "nacchere" (Pinna nobilis) di cui era ricco il fondale marino. Nacchere da cui si estraeva il bisso marino, la seta del mare. Rimane oggi la polvere di bauxite e un'area che, solamente per gli anni di bonifica che ci vorranno, potrebbe rappresentare davvero una ricchezza per il Sulcis.

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