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Sarah Scazzi,tra memoriali e psicofarmaci: la vita di Misseri in cella

Nella 17esima udienza del processo sull'omicidio di Sarah Scazzi, ascoltati tra gli altri lo psichiatra di Michele Misseri e un detenuto che teneva un memoriale sulle confidenze che gli faceva il contadino di Avetrana.

Terminata anche la 17esima udienza del processo sull'omicidio di Sarah Scazzi, e come sempre al centro del dibattito c'è il voler capire quanto le accuse che Michele Misseri ha mosso contro la figlia Sabrina e la moglie Cosima Serrano siano giustificate. Diversi i testimoni interrogati.

Ris: analizzato il cellulare di Sarah Scazzi e le cinture trovate nella villetta dei Misseri Testimoniando al processo in Corte d'Assise di Taranto, un primo ufficiale dei Ris ha spiegato che il cellulare di Sarah Scazzi, anche se ritrovato bruciato e con il display rotto, aveva conservato la SIM in buono stato. Il maresciallo dei Ris spiegò che il telefonino di Sarah Scazzi fu riavviato con una batteria nuova, e che dalla SIM fu possibile "estrarre liste di chiamate, messaggi in entrata e in uscita, una bozza di un messaggio non inviato". Estratti anche i dati conservati nella scheda di memoria del telefonino, e nel frattempo venne iniziata una collaborazione con la Vodafone per recuperare anche i messaggi passati.
Un secondo ufficiale dei Ris racconta invece di come siano state analizzate 18 cinture sequestrate nella villetta dei Misseri, ad Avetrana. Michele Misseri, in una delle innumerevoli versioni fornite, aveva infatti affermato che Sarah Scazzi era stata strangolata con una cintura. Su alcune di quelle analizzate dai Ris, in cerca di DNA compatibili, sarebbero state trovate tracce del profilo genetico di Michele Misseri. Niente però di così strano, probabilmente, visto che molte delle cinture appartenevano all'uomo.

Lo psichiatra: Michele Misseri mi disse di aver ucciso lui Sarah Scazzi Ascoltato in aula lo psichiatra del carcere di Taranto, Giovanni Primiani, in merito ai colloqui avuti con Michele Misseri e sul trattamento sanitario cui era sottoposto il contadino.
Lo psichiatra afferma che Michele Misseri gli ha sempre detto di essere stato solo lui ad uccidere la nipote Sarah Scazzi, che non si spiegava il perché ha poi accusato la figlia Sabrina e che per tutto questo il contadino di Avetrana ha più volte espresso il desiderio di suicidarsi.
"Nel primo colloquio del 7 ottobre Misseri mi raccontò qualcosa che era successo nel garage - spiega lo psichiatra - Non rivelò perché la ragazza fosse presente. Mi disse che lui era lì perché non funzionava il trattore. Ad un certo punto comparve la nipote Sarah. Tra i due non si capisce bene cosa fosse successo. Reagendo a qualcosa che aveva detto lui, Sarah gli avrebbe dato un calcio e si sarebbe girata per andare via. In quel momento l'avrebbe aggredita. Poi le avrebbe legato al collo una corda appoggiata su un trattore o una motozappa".
Michele Misseri avrebbe poi raccontato allo psichiatra del carcere "di aver portato il cadavere di Sarah in auto sotto un albero di fico perché per lui rappresentava una 'via crucis'" poiché in passato, racconta ancora il medico riferendo le confidenze del contadino di Avetrana, "il padre lo avrebbe bastonato proprio in quel luogo - aggiungendo - Non ricordo se riferì di averla seppellita nelle vicinanze".
Lo psichiatra sembra lasciar intendere poi che Michele Misseri sarebbe stato anche molestato in carcere, non è chiaro da chi, ammettendo che il contadino gli avrebbe fatto "delle confidenze" in tal senso, avvalendosi però del segreto professionale per non entrare nei particolari della vicenda.

L'infermiere del carcere: Michele Misseri non voleva più gli antidepressivi L'infermiere del carcere di Taranto riferisce che "la sera del 14 ottobre 2010 Michele Misseri rifiutò i farmaci perché diceva che il direttore doveva fare un sopralluogo e lui voleva rimanere vigile".
Il 15 ottobre Sabrina Misseri viene arrestata, chiamata in correità per l'omicidio di Sarah Scazzi dal padre Michele.
"La mattina dopo non c'era più, era stato portato via. Anche la terapia della mattina non gli fu somministrata - continua l'infermiere, precisando - La terapia della mattina prevedeva un antidepressivo, quella della sera un ansiolitico".
Lo psichiatra del carcere rivela che "nel secondo colloquio, dopo pochi giorni, Michele mi disse che aveva interrotto la terapia. Dal 5 novembre la interrompemmo perché non era nemmeno più consigliata e Misseri aveva ripreso molte delle sue capacità".

Il detenuto: tenevo un diario su Michele Misseri e le sue confidenze Michele Misseri rimase nella cella numero 10 del carcere di Taranto fino al 26 gennaio 2011.
Quel giorno infatti fu perquisita la cella di Michele Misseri, e la polizia scoprì che un detenuto, che condivideva la prigione con il contadino di Avetrana, teneva "un quaderno di computisteria dove risultava più volte scritto il nome di Michele Misseri. Ci rendemmo conto che il detenuto aveva un diario delle conversazioni che aveva avuto in un mese e mezzo con Michele Misseri. Una specie di memoriale", come spiega il comandante della Polizia penitenziaria del carcere di Taranto nel corso del processo.
Il detenuto, ascoltato nel corso dell'udienza, racconta che Michele Misseri gli confidò che "lo avevano imbrogliato, lo avevano confuso e convinto ad accusare ingiustamente la figlia nel periodo in cui assumeva gli psicofarmaci - aggiungendo - Nei giorni delle festività natalizie del 2010 mi chiamò mentre facevo le pulizie, era molto triste e mi disse che stava scrivendo alla figlia Sabrina il perché l'aveva incolpata. Diceva che Galoppa e Bruzzone lo avevano convinto ad accusarla perché in questo modo sarebbe andato ai domiciliari in un convento a curare un orto e sarebbe uscito dopo due anni. Mi chiedeva anche in che modo poteva revocare l'avvocato Galoppa perché diceva che era stato il legale a creare il processo".
L'avvocato Daniele Galoppa fu il primo difensore di Michele Misseri, mentre Roberta Bruzzone venne chiamata come consulente dal legale.

Roberta Bruzzone: mai fatto pressioni su Michele Misseri Ascoltata nel corso del processo, la criminologa Roberta Bruzzone nega di aver mai consigliato a Michele Misseri di accusare la figlia ma anzi lo invitò a "dire sempre la verità e non fare un percorso a rate".
Il 5 novembre del 2010, quando Michele Misseri scaricò tutte le responsabilità dell'omicidio sulla figlia Sabrina, prima chiamata in causa solo per correità, il contadino di Avetrana era a colloquio con l'avvocato Galoppa e Roberta Bruzzone, che racconta: "Stavamo parlando in maniera generica di Sarah. Si fermò, scoppiò a piangere e guardandomi disse: 'Non ho ucciso Sarah, io ero sulla sdraia, è stata Sabrina'. A quel punto interrompemmo il colloquio e chiedemmo a Michele Misseri se intendeva parlare con i magistrati - precisando - Se non ricordo male, alle 15.32 cominciò l'interrogatorio".
La Bruzzone continua ricordando che il 18 novembre incontrò nuovamente Michele Misseri, sottolineando il fatto che il contadino "era perfettamente certo" sul significato di incidente probatorio, che sarebbe avvenuto il giorno dopo, e "che sarebbero state presenti le controparti e la difesa della figlia".
Proprio per questo, conclude la criminologa, Michele Misseri "chiese alla direzione del carcere di inibire le visite dei familiari. Fu lui a decidere, non ci furono pressioni. Preferiva stare da solo e riflettere" rammentando infine che il contadino di Avetrana "aveva paura fisicamente della figlia" Sabrina Misseri "perchè si raccomandò di avere una posizione protetta nella stanza".

Prossima udienza del processo sull'omicidio di Sarah Scazzi La diciottesima udienza è fissata per martedì 19 giugno, nel corso della quale deporrà anche Valentina Misseri, sorella più grande di Sabrina.
Le successive udienze sono state invece fissate per il 3 - 10 e 17 luglio.

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