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Sarah Scazzi, la supertestimone Anna: Sabrina mentì

Anna, la "supertestimone" dell'omicidio di Sarah Scazzi, spiega che Sabrina Misseri raccontò agli inquirenti che la cugina era "felice e che giocava" la mattina del 26 agosto, mentre lei se la ricorda triste.

La "supertestimone" del delitto di Avetrana è stata intervistata in esclusiva da Pomeriggio Cinque, programma condotto da Barbara D'Urso. Anna, questo il nome della "supertestimone", ha ripetuto quello che ha raccontato agli inquirenti e che, come spiega, non l'avrebbe fatta dormire per molte notti. Prima di tutto Anna racconta che la mattina del 26 agosto, giorno in cui è stata uccisa Sarah Scazzi, lei era andata a casa di Sabrina Misseri, sua amica e anche sua estetista (esercitava a casa). Verso le 9.30 del mattino sarebbe arrivata anche Sarah, chiamata dalla cugina Sabrina, e Anna racconta che la 15enne le sarebbe sembrata molto triste e pensierosa. Anna spiega a Pomeriggio Cinque, invece, che Sabrina avrebbe detto agli inquirenti, nei giorni successivi alla scomparsa di Sarah, che la cugina quella mattina era allegra.
Anna avrebbe chiesto a Sabrina perché avesse raccontato questa "bugia", e Sabrina le avrebbe risposto: "Quello che ho detto o detto, tu se ti chiedono qualcosa dovrai dire che Sarah era molto felice e che giocava". "Non parlare mai con nessuno" le avrebbe ribadito ancora Sabrina, e Anna spiega che in un primo momento fece come le fu "consigliato".
Dopo l'arresto di Michele Misseri, reo confesso sia dell'omicidio di Sarah Scazzi che del seguente occultamento (legalmente soppressione) di cadavere, Sabrina avrebbe poi confidato ad Anna che lei non avrebbe mai "confessato" agli inquirenti il delitto o dove si trovasse il corpo di Sarah. Una affermazione, come spiega la stessa Anna, che potrebbe essere spiegata da due punti di vista differenti. Da una parte come una vera e propria confessione dell'omicidio della cugina, ma non si capisce il perché Sabrina starebbe tanto attenta a non rivelare la verità agli inquierenti mentre confiderebbe scheletri nell'armadio ad una conoscente.
Dall'altra, appunto, come una semplice estenazione di una figlia che sfogandosi avrebbe asserito che se fosse stata lei (mettendosi nei panni del padre) non avrebbe mai confessato il delitto.
Risolvere tale enigma interpretativo, naturalmente, spetta agli inquirenti.

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