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Sarah Scazzi: aperte 3 inchieste, quando l'omicidio diventa business

Ormai non si indaga solamente sull'omicidio di Sarah Scazzi. Sono state aperte infatti tre inchieste, una del Garante della privacy, una dalla procura di Taranto e l'altra dell'Ordine degli avvocati. Si cerca di capire se intimità e deontologia siano sempre state rispettate.

Questa mattina si è svolto, presso la procura della Repubblica di Taranto, un vertice operativo tra coloro che in questi mesi si stanno occupando di sbrogliare la matassa intorno all'omicidio di Sarah Scazzi. E' probabile che si parlerà anche del provvedimento emesso dal Garante della privacy, che vuole cercare di capire se l'intimità (così si chiamava una volta la privacy) delle persone coinvolte nella vicenda del delitto Scazzi è sempre stata rispettata. All'Adnkronos il procuratore Sebastio ha spiegato che "gli atti erano presso gli uffici del gip fino a sabato pomeriggio alle 14 - e continua - Entro quell'orario, chi aveva diritto a pretendere una copia come prevede la legge, ha potuto farlo". Poi tra domenica e lunedì "è avvenuta la divulgazione sulla stampa e in TV" spiega ancora il procuratore, concludendo che "lunedì mattina il fascicolo è stato restituito a questo ufficio. Non aggiungo altro".
In merito alla possibilità che vi siano state fughe di notizie la procura sembra che abbia aperto un fascicolo, visto che pare sarebbe indagato anche un appartenente alle forze dell'ordine oltre che il consulente tecnico di uno studio legale che ha chiesto (ripreso di nascosto) ai giornalisti del Tg2, per tre fotografie del garage di casa Misseri, prima 10mila euro per poi scendere ad 8mila.
In realtà su questo business di notizie riguardo l'omicidio di Sarah Scazzi sono state aperte tre inchieste. Oltre al fascicolo della procura di Taranto ci sarebbe l'istruttoria del Garante della privacy, che ha chiesto agli editori di Rai, Rti, Sky e Telecom di voler specificare se hanno diffuso dei dati sensibili riguardo al caso Scazzi e di fargli pervenire le loro osservazioni entro il 4 novembre.
Infine ci sarebbe l'Ordine degli avvocati che oggi ha chiesto di sentire Daniele Galoppa, Vito Russo ed Emilia Velletri, legali di Michele e Sabrina Misseri, per capire se sono stati violati dei principi deontologici. In particolare si cerca di capire se i legali siano stati pagati per partecipare a varie trasmissioni televisive e, in caso affermativo, se fosse lecito elargire tale compenso. Daniele Galoppa, in particolare, ripreso da una telecamera nascosta di RepubblicaTv avrebbe ammesso di essere stato pagato: "Sì, lo fanno tutti, non capisco perché non dovrei farlo anche io. Io sono un professionista - continua Galoppa - e quella in fin dei conti è una prestazione. Per stare in TV perdo ore di lavoro: se vengo chiamato come ospite esperto, posso essere pagato. Sono tranquillo".

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