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Sarah Scazzi, Agcom: no a spettacolarizzazione dignità umana

Lo spazio che i media "hanno dedicato al delitto di Avetrana ha suscitato polemiche che impongono una seria riflessione sulla trasposizione mediatica dei fatti tragici e delittuosi", dice l'Agcom che invita a non spettacolarizzazione l'omicidio di Sarah Scazzi.

La "segnalazione riguardante il caso di Sarah Scazzi" inviata dall'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) al Comitato per l'applicazione del codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni televisive arriva, purtroppo, nel momento stesso in cui la curiosità morbosa degli italiani comincia a spostarsi verso la vicenda ben più pruriginosa del "bunga bunga".
L'Agcom, infatti, ha sottolineato che "lo spazio che gli organi di informazione hanno dedicato al delitto di Avetrana ha suscitato polemiche che impongono una seria riflessione sulla trasposizione mediatica dei fatti tragici e delittuosi, sulla diffusione di indiscrezioni e illazioni che pongono sotto nuovi aspetti il problema della tutela della dignità umana e della protezione dei minori".
In poche parole in TV ma un po' su tutti i media vi è stata spesso, e volentieri, la spettacolarizzazione di un evento tragico, che ha segnato tragicamente al meno un paio di famiglie e coinvolto dei minori.
L'Agcom specifica che "il doveroso e ineludibile diritto di cronaca non deve travalicare il limite del rispetto della delicata fragilità emotiva legata alla fase di crescitadei minori" e che "la reiterazione ossessiva delle immagini, l'affastellarsi di ipotesi delittuose alimentano incertezza e smarrimento nel pubblico minore all'ascolto, tanto più se in fascia protetta".
L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ricorda inoltre che la "Dichiarazione approvata a Reggio Calabria il 3 ottobre 2008 dal Réseau delle Autorità audiovisive del Mediterraneo, al tempo della Presidenza di Corrado Calabrò afferma la necessità che i media audiovisivi, per il loro impatto sociale e culturale al di là delle frontiere, accolgano tali valori stabilendo dei principi fondamentali comuni", concludendo che "libertà d'informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione".

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