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Processo Sarah Scazzi: forse impiccata, non strangolata

Colpo di scena al processo sull'omicidio di Sarah Scazzi. Per il consulente della difesa di Sabrina Misseri "non ci sono elementi per affermare con certezza che Sarah Scazzi sia morta per strangolamento", mentre avanza l'ipotesi che la ragazza sia stata impiccata.

Colpo di scena al processo sull'omicidio di Sarah Scazzi. I legali di Sabrina Misseri, accusata insieme con la madre Cosima Serrano di aver ucciso Sarah Scazzi il 26 agosto del 2010, chiamano a testimoniare nel corso del processo il professor Paolo Arbarello, direttore dell'Istituto di Medicina legale (Dipartimento di scienze anatomiche, istologiche, medico legali e dell'apparato locomotore) dell'Università La Sapienza di Roma. Il consulente di parte della difesa di Sabrina Misseri, durante l'udienza, ha quindi messo in dubbio alcune conclusioni del medico legale Luigi Strada, consulente dei pubblici ministeri, che ha effettuato l'autopsia sul cadavere di Sarah Scazzi una volta estratta dal pozzo in Contrada Mosca. Il professor Paolo Arbarello non concorda, infatti, con alcuni dei risultati a cui è sopraggiunto il professor Strada, come per esempio in quanto tempo è morta Sarah Scazzi. Arbarello spiega che le altre "lesività", oltre a quelle riscontrate sul collo della ragazzina di Avetrana, "sono impossibili da vedere" a causa del "processo di macerazione del corpo immerso in acqua" e quindi non condivide con quanto sostenuto dal professor Strada che ritiene che Sarah Scazzi sia morta "rapidamente nell'arco di due-tre minuti" proprio perché non sarebbero state riscontrate queste "ulteriori lesività della struttura del collo". Per il consulente della difesa di Sabrina Misseri, quindi, "l'azione omicidiaria sarebbe durata almeno quattro-cinque minuti". Inoltre, Arbarello considera "irrituale che nel corso dell'autopsia non si sia fatto un prelievo del contenuto gastrico", sottolineando come la digestione di Sarah Scazzi, al centro del dibattito processuale per stabilire con maggior certezza l'orario della morte, possa essere anche stata bloccata a causa della paura. Il professor Paolo Arbarello continua evidenziando come Sarah Scazzi abbia avuto quindi una "ipossia con insufficienza cerebrale acuta che ha fatto perdere ossigeno al cervello" ma chiarisce, senza troppi giri di parole, che "non ci sono elementi per affermare con certezza che la sfortunata ragazza sia morta per strangolamento". Una affermazione, questa, che se confermata potrebbe cambiare drasticamente il corso del processo. Il direttore dell'Istituto di Medicina legale de La Sapienza di Roma, infatti, sembra convinto del fatto che "il livello in cui si colloca la lesione" sul collo di Sarah Scazzi "non è compatibile con lo strangolamento", e spiega: "Guardando le foto, la fascia è molto sotto il mento - e aggiunge - Non c'è una ragione che mi spieghi, anche in termini isto-patologici, perché la cute della povera ragazza immersa in acqua abbia questa fascia preservata". Anzi, Arbarello precisa che proprio quel "solco biancastro" individuato dal professor Luigi Strada nel corso dell'autopsia potrebbe derivare "quasi certamente dalla postura della ragazza, che aveva il capo reclinato da un lato e pressava sul tronco". Insomma, per il professor Paolo Arbarello il segno rimasto sul collo di Sarah Scazzi sarebbe molto più compatibile con l'ipotesi che la ragazza sarebbe stata impiccata, e non strangolata con una cintura. Infine, il consulente della difesa di Sabrina Misseri sottolinea come d'altronde non esiste un confronto certo "tra la lesione e il mezzo che l'ha provocata" e che finora ci si è mossi solo seguendo "indicazioni puramente teoriche".

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