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Facebook: Sabrina Misseri scrive dal carcere, ma non è lei

Sarebbe stata aperta una pagina di Facebook sotto il nome di Sabrina Misseri (che però è in isolamento nel carcere di Taranto) che avrebbe postato messaggi inquietanti, spiegando le ragioni che avrebbero portato all'omicidio di Sarah Scazzi, come riporta l'Ansa.

Dopo il ritrovamento della povera Sarah Scazzi in quel pozzo nei pressi delle campagne di Avetrana un misterioso Mister X aveva avuto il macabro e disgustoso coraggio di postare su Facebook una foto del corpo della giovane steso sul freddo tavolo di ferro dell'obitorio.
I carabinieri, con la polizia postale, si sono messi immediatamente in moto per cercare di individuare chi aveva aperto, sotto il nome di Sarino Scazzi, quel profilo e per quale motivo.
Da poche ore è giunta però un'altra notizia inquietante. Come riporta l'agenzia di stampa Ansa sarebbe stata aperta una pagina di Facebook "già stata usata nei giorni scorsi da mitomani per suscitare attenzioni morbose, ad esempio quando è stata pubblicata una foto falsa del cadavere di Sarah".
In poche parole sul gruppo chiamato "500mila fan uniti per trovare Sarah Scazzi", che conta più di 55mila iscritti, sono comparsi, per poi essere poco dopo cancellati, dei post (messaggi) da qualcuno che si presentava come Sabrina Misseri.
La cugina di Sarah Scazzi, accusata per concorso in omicidio colposo e sequestro di persona (insieme al padre Michele Misseri, reo confesso di aver ucciso e occultato il cadavere della nipote), in realtà si trova in isolamento nel carcere di Taranto, cui rimarrà almeno fino a domani, quando il Gip convaliderà o meno il fermo.
Questa fantomatica Sabrina, che sembra abbia postato i messaggi da un iPhone, affermava invece di scrivere dal carcere perché, dice: "In carcere ci danno la possibilità di comunicare. Io sono in stato di fermo fino al processo e non condannata!".
I messaggi lasciati sulla pagina di Facebook, riportati dall'Ansa, sono inquietanti. Uno spiega: "Io non sono malata, ho dovuto farlo per salvare mio padre che non l'ha mai toccata mia cugina! Siamo solo vittime, non capite che se lo meritava?! Mia cugina accusava ingiustamente mio padre! Lui non l'ha mai toccata lo giuro!".
In un secondo post invece si leggeva: "Ho aperto questo nuovo profilo per difendermi. Nessuno di voi può capire. Credetemi, ho dovuto difendere me stessa e mio padre da colei che voleva la nostra rovina, perdonatemi se potete".
Purtroppo la vicenda di Sarah Scazzi viene ripresa in continuazione da giornali e televisioni, titolando e raccontando spesso fatti romanzati solo per cavalcare l'onda mediatica, che porta share, utenti e incassi pubblicitari. Il risultato, come denunciano i sociologi (non quelli dei salotti TV) è il rischio di alimentare la spirale morbosa intorno a questo caso.

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