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Russia spia leader G20 con chiavetta Usb? Cremlino: Bufala, svia attenzione da PRISM

In pieno scandalo Datagate, secondo l'Unione Europea la Russia di Vladimir Putin avrebbe consegnato delle chiavette Usb in grado di spiare le comunicazioni dei leader partecipanti al G20 di San Pietroburgo. Il primo sospetto, è venuto a Herman Van Rompuy, il presidente del Consiglio europeo. La risposta del Cremlino è secca: "Un chiaro tentativo di sviare l'attenzione da un problema realmente esistente, l'attività di spionaggio USA oggetto di discussione ora tra le capitali europee e Washington, ad uno inventato".

L'Unione Europea non si scandalizza più di tanto dei programmi Prism e Tempora, utilizzati rispettivamente dalla NSA americana e dalla GCHQ britannica per spiare le comunicazioni di tutto mondo, mentre getta una accusa pesantissima nei confronti della Russia di Vladimir Putin, la stessa che sta accogliendo Edward Snowden. Secondo quanto riportano i nostrani Corriere della Sera e La Stampa, il primo ad insospettirsi del fatto che la Russia avrebbe tentato di spiare i leader presenti al G20 di San Pietroburgo dello scorso settembre è stato Herman Van Rompuy, il presidente del Consiglio europeo. Una volta rientrato a Bruxelles, infatti, Herman Van Rompuy avrebbe fatto analizzare la chiavetta Usb e il cavo per la ricarica dei cellulari che la delegazione russa al G20 aveva fatto dono ai leader mondiali intervenuto al summit. Herman Van Rompuy chiede una consulenza addirittura ai servizi segreti tedeschi che scoprono come "le chiavette Usb e i cavi di alimentazione sono idonei alla captazione clandestina dei dati di computer e telefoni cellulari". E' questo, infatti, quanto si leggerebbe nella comunicazione ufficiale trasmessa attraverso i canali dell'intelligence a tutti gli Stati partecipanti al G20 di San Pietroburgo. Il fatto che un dispositivo portatile sia "idoneo" ad ospitare, come lo chiama La Stampa, un "trojan horse" (non è chiaro se hardware o software, a questo punto), non significa però che effettivamente possa davvero contenerlo. Da parte dei russi, poi, distribuire un hardware che, come è stato fatto, può essere analizzato da chiunque per scoprire eventuali "pericoli" non sembra proprio una mossa particolarmente brillante, nonché prudente, soprattutto perché sarebbe stata effettuata in pieno scandalo Datagate. Ed infatti, il Cremlino replica alle accuse affermando quello che molti avranno pensato appena appresa la notizia, e cioè che "è un chiaro tentativo di sviare l'attenzione da un problema realmente esistente, l'attività di spionaggio USA oggetto di discussione ora tra le capitali europee e Washington, ad uno inventato". Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, sollecitato dalle agenzie italiane presenti a Mosca, quindi conclude: "In sostanza direi che è una bufala. Chi ha ideato questo? Non lo sappiamo". Il sospetto, invece, è lecito.

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