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Prodi vs Croazia: anche Italia sfrutti petrolio nel mare Adriatico

Romano Prodi trova "incomprensibile" l'atteggiamento di chi, in base al "principio di precauzione" impedisce di fatto di sfruttare le risorse interne di petrolio e gas e sottolinea che anche l'Italia dovrebbe muoversi per non farsi "rubare" tutto il petrolio nel mare Adriatico. Ma gli ambientalisti avvertono: le ispezioni per le future piattaforme di trivellazioni starebbero causando una moria di tartarughe Caretta Caretta e di delfini.

Forse in vista della imminente chiusura in Ucraina dei rubinetti di gas da parte di Gazprom, Romano Prodi invita il governo a sfruttare le risorse interne visto che l'Italia è "al primo posto per riserve di petrolio in Europa, esclusi i grandi produttori del Mare del Nord (Norvegia e Gran Bretagna)" mentre nel gas si attesta "in quarta posizione per riserve e solo in sesta per produzione". In un intervento su Il Messaggero, Romano Prodi sostiene quindi che "l’Italia potrebbe - sulla base dei progetti già individuati - almeno raddoppiare la sua produzione di idrocarburi (petrolio e metano) a circa 22 milioni di tonnellate equivalenti petrolio entro il 2020". E a chi ostacola il progetto dell'ex premier perché mette "la sicurezza e la protezione dell’ambiente" al primo posto, Romano Prodi replica che "il nostro Paese ha conoscenze, tecnologia, esperienza per riuscirvi ed ha una delle più severe legislazioni a tutela dell’ambiente e della sicurezza dei territori". Per Prodi è infatti "incomprensibile" l'atteggiamento di chi, in base al "principio di precauzione" impedisce di fatto "la possibilità di ricavare un ulteriore quantità di energia dai giacimenti di terraferma della Basilicata e delle regioni limitrofe" anche se per l'ex premier "l'esempio più clamoroso riguarda tuttavia i giacimenti in mare" come quello della "dorsale dell’Adriatico, così promettente da essere oggetto di un grandioso piano di sfruttamento da parte del governo croato, che ha recentemente chiamato a gara le grandi compagnie energetiche internazionali per sfruttare un giacimento che può fare della Croazia il 'gigante energetico d’Europa' ". E questo, a Prodi, non sembra proprio andare giù, concludendo: "Identica è la situazione delle sostanziose risorse petrolifere molto probabilmente sepolte nel mare tra la Sicilia e Malta".

Romano Prodi dimentica però gli avvertimenti degli ambientalisti. Entro il 2019 potrebbero infatti sorgere 19 nuove piattaforme offshore per l’estrazione degli idrocarburi nell'Alto Adriatico, ma già gli effetti sulla fauna marina si starebbero facendo sentire. A lanciare l'allarme è l'europarlamentare del PD Andrea Zanoni, autore di tre interrogazioni a Strasburgo sulla moria di tartarughe e delfini nell'Adriatico. Dallo scorso anno la Spectrum (nome quanto mai evocativo) sta setacciando i fondali dell’Adriatico lungo le coste croate alla ricerca di quel greggio e di quel metano tanto "prezioso" anche per Romano Prodi. Le ispezioni prevederebbero ogni 10 secondi l’emissione di un muro di onde sonore fino a 260 decibel, il doppio rispetto a quello di un jet in fase di decollo. Secondo alcuni gruppi di ambientalisti, proprio queste onde, insieme alle sostanze chimiche usate per oliare e raffreddare le trivelle, avrebbero un ruolo nella moria nell'Adriatico di tartarughe Caretta Caretta e di delfini. Sei delle 12 tartarughe morte analizzate dagli istituti dell‘Università di Padova hanno presentato anomalie come la presenza di cloro e antibiotici nell’intestino, mentre alcuni dei 14 delfini trovati spiaggiati tra il 6 e 9 ottobre 2013 presentavano un apparato uditivo molto danneggiato.

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