le notizie che fanno testo, dal 2010

Saviano e Fazio parlano di eutanasia senza mai citarla

Chi parla di libertà di espressione, da una parte o dall'altra, non sembra però a favore del diritto di replica. E da Fazio e Saviano chi "resiste attaccato a un respiratore" non ha potuto esprimere le proprie opinioni, anche perché a "Vieni via con me" ce n'era una sola.

Chi parla tanto di libertà di espressione, da una parte o dall'altra, non sembra però a favore del diritto di replica. In Italia sembrano esserci tanti paladini della libertà, sia a destra che a sinistra, ma che tendono ad innalzare solo la propria bandiera.
Solitamente si dice che "la libertà di un individuo finisce dove inizia quella dell'altro", e in televisione l'altro non può certo rispondere se non è invitato.
"Vieni via con me" è "una trasmissione a senso unico che mina la libertà di espressione". A dirlo non è un politico offeso per qualche dichiarazione generalista di Roberto Saviano ma Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma "Gli amici di Luca", come riporta l'Avvenire.
"Ma è possibile definire il coma in maniera così distorta e dare della convivenza con la disabilità e la malattia un'immagine così fosca e deprimente?" continua De Nigris riferendosi a quanto detto da Fabio Fazio e Roberto Saviano nella scorsa puntata, quando hanno parlato (o meglio espresso la loro idea) del caso di Eluana Englaro e Pier Giorgio Welby.
"Caro Fazio - scrive invece in una lettera indirizzata ai conduttori Massimo Pandolfi, presidente del club 'L'inguaribile voglia di vivere' - faccia pure l'ultrà radicale con la faccia del bravo ragazzo. Ma almeno racconti la verità. E su Eluana lei ha detto a milioni di italiani una grande bugia: era in coma da 17 anni. No, signor Fazio. Prenda un vocabolario e impari cosa vuol dire la parola coma. Non è un dettaglio, è una deriva".
Massimo Pandolfi poi chiede a Saviano di "guardare in faccia i malati o i disabili e le loro mogli, i mariti, i figli, gli amici e di ripetere a tutti quegli italiani che resistono, e soprattutto esistono, ad esempio attaccati a un respiratore" che la loro "non è vita". Ma forse Pandolfi non sa che con questa richiesta a Saviano di "guardare in faccia i malati e ripetere ciò che ha detto" potrebbe incorrere nel rischio di essere paragonato a "Sandokan" Schiavone, visto che lo scrittore ha affermato che solo il camorrista (e Maroni) gli ha detto una cosa del genere.
"Non si possono definire 'non vite' o 'vite indegne' quelle di chi è in stato vegetativo: stessero dunque attenti a esprimere le loro opinioni", sostiene Claudio Taliento, vicepresidente dell' "Associazione Risveglio".
A chiudere la discussione il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, che in una lettera aperta a "Libero" scrive: "Caro Saviano, in tanti abbiamo creduto che fossi un uomo di coraggio. Invece eccoti lì, davanti alle telecamere di Vieni via con me, a raccontare la storia di Welby senza mai avere il coraggio di pronunciare la parola fatidica: eutanasia" ma usando "sempre, accuratamente, solo il termine accanimento terapeutico come se intubare una persona costituisse di per sé una forma di accanimento".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: