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Omicidio Yara, Saviano: Appello indaghi su ambiente lavoro di Fulvio Gambirasio

Roberto Saviano rimane convinto dietro l'omicidio di Yara Gambirasio non ci sia Massimo Giuseppe Bossetti ma una storia di ritorsione contro Fulvio Gambirasio da parte della camorra. Lo scrittore invita quindi la Corte d'Appello ad approfondire questa pista.

Roberto Saviano continua a nutrire dubbi sulla colpevolezza di Massimo Giuseppe Bossetti, condannato all'ergastolo in primo grado per l'omicidio di Yara Gambirasio. Per lo scrittore appena uscito in libreria con "La paranza dei bambini", la Procura di Bergamo infatti non avrebbe dovuto abbandonare quella che all'inizio era sembrata la pista privilegiata.

Prima di raccogliere migliaia di DNA per cercare di stanare l'assassino, gli inquirenti avevano infatti ipotizzato che il rapimento della bambina potesse essere legato all'ambiente di lavoro di Fulvio Gambirasio, padre di Yara, la cui ditta avrebbe avuto rapporti con un'azienda coinvolta con la camorra. L'impresa dove lavorava il papà di Yara Gambirasio, inoltre, sarebbe stata anche impiegata nel cantiere del centro commerciale di Mapello, dove all'inizio si erano concentrate le ricerche.

Infine, nei giorni successivi alla scomparsa di Yara gli stessi genitori sembravano continti del fatto che la figlia fosse "trattenuta" da qualcuno, come emerso nella lettera appello letta davanti alla stampa nel mese di dicembre 2010.

Nel 2013, poi, Roberto Saviano nel suo libro "Zero Zero Zero" aveva sostenuto che Fulvio Gambirasio avrebbe testimoniato in un processo a Napoli contro Pasquale Claudio Locatelli, in carcere in Spagna con l'accusa di traffico di droga nonché padre di uno degli amministratori dell'azienda in cui lavorava il papà di Yara. Fulvio Gambirasio davanti alla Procura di Bergamo avrebbe negato di aver mai testimoniato contro Locatelli, e per questo Saviano fu indagato per diffamazione, fascicolo poi archiviato nel 2014.

Nonostante questo, Roberto Saviano rimane convinto della sua idea investigativa e nel corso di una intervista al settimanale Chi afferma: "Mi sembra inquietante che non si sia indagato in quella direzione. Anche perché tutti e tre i cani molecolari usati nelle indagini, sono andati tutti dalla palestra in cui si allenava Yara al cantiere". Lo scrittore quindi ribadisce: "Il padre di Yara ha lavorato per la Lopav, un'azienda di proprietà dei figli di Pasquale Locatelli, superboss del narcotraffico, che aveva un appalto nel cantiere di Mapello. - ed aggiunge - Inoltre, alla festa della Lopav parteciparono tre magistrati della Procura di Bergamo". Per questo motivo, Saviano auspica che "in Appello si approfondiscano queste piste".

© riproduzione riservata | online: | update: 24/11/2016

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