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Calderoli: via da Libano per difendere nostri confini. Dagli immigrati

Roberto Calderoli, Ministro per le Semplificazioni, sembra avere le idee chiare in merito al problema immigrazione, affermando che bisognerebbe ritirare il nostro contingente in Libano per difendere "i nostri confini prima che sia troppo tardi".

Sembra che la "pressione" che Roberto Maroni voleva esercitare sull'UE con la distribuzione dei permessi di soggiorno temporanei non stia dando i risultati sperati. E mentre l'Europa, in primis la Francia e la Germania, fanno sapere, senza troppi giri di parole, che la decisione in merito a tali permessi è "contraria allo spirito di Schengen", l'Italia sembra saper rispondere solamente con un "allora meglio ritornare a dividerci e ciascuno a inseguire le proprie paure e i propri egoismi", come affermava da Lampedusa il premier Silvio Berlusconi. Intanto Roberto Maroni sta per raggiungere Lussemburgo per chiedere invece all'Europa di farsi carico del problema immigrazione, anche se Massimo D'Alema sottolinea come sia "difficile reclamare la solidarietà quando l'Italia ha fatto di tutto per non assumersi le sue responsabilità", sottolineando come sia impressionante "la confusione, l'incapacità e le polemiche inutili che hanno caratterizzato l'azione del governo di fronte a questa prevedibile emergenza".
Anche Gianfranco Fini non si tira indietro per un proprio personale affondo, ricordando che "sono tutti lì a dire che l'UE non si può disinteressare dell'emergenza immigrazione - ma chiedendosi - Come può essere credibile un governo in cui, per volere della Lega, trasparivano scetticismo e diffidenza verso l'Europa?". E proprio nella giornata precedente al vertice di Lussemburgo la Lega Nord si fa risentire. Il "fora da i ball" di Umberto Bossi di qualche giorno fa viene ribadito da Mario Borghezio, intervistato dalla Annuziata, sottolineando che "tradotto in maniera civile e umanitaria, è la nostra linea" e sulla materia interviene anche Roberto Calderoli che, forse "semplificando" il problema, afferma che "la ricetta della Lega Nord per affrontare il problema immigrazione conseguente ai sovvertimenti in corso nel Paesi del Maghreb si può sintetizzare in tre punti: aiutiamoli a casa loro, svuotiamo la vasca e chiudiamo un rubinetto che, purtroppo, ancora sgocciola...". Calderoli avanza poi anche un'altra ipotesi, cioè quella di ritirare il nostro contingente in Libano per difendere "i nostri confini prima che sia troppo tardi", annunciando che proporrà questa idea al prossimo Consiglio dei Ministri. Gianfranco Paglia, deputato di Fli, invita Calderoli a togliere "risorse dal federalismo o da dove gli pare" e a smetterla "con questa propaganda senza senso" mentre Lorenza Cesa, segretario dell'Udc, afferma che "ormai anche la politica estera italiana è ridotta ad un teatrino di dilettanti allo sbaraglio". E mentre Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, si affretta a dire che Calderoli "ha esplicitato, anche se estremizzando, una tesi" che ha "già esposto in Consiglio dei ministri", Enrico Letta, vicepresidente del PD, conclude affermando che "la querelle pasticciata La Russa-Calderoli sul Libano è una tappa in più del degrado del ruolo e dell'immagine del nostro Paese".

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